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Il primo aereo della storia torna a volare
Impresa di un appassionato: una copia del Flyer dei fratelli Wright si è alzata ieri per trecento metri

di Emanuela Da Ros
Da "Corriere del Veneto", 2 gennaio 2003
 
  I pionieri dell'aria
IL FLYER - Quel volo nel 1903
Il Flyer dei fratelli Wilbur e Orville Wright è l'aeroplano più famoso del mondo. Decollò, per la prima volta, dalla spiaggia di Kitty Hawk, Carolina del Nord, il 17 dicembre del 1903.
I FRATELLI - Due meccanici
I due fratelli, meccanici di biciclette, compirono quattro voli, l'ultimo dei quali di un minuto, La lòro impresa divenne storica.
IL TIMES - "Impossibile"
Pochi mesi prima, il New York Times aveva sentenziato che ci sarebbero voluti altri mille anni prima che l'uomo riuscisse a volare
 
  » Scarica la scheda riguardante il Flyer (tratto da "Volare" - febbraio 2003 - circa 1 Mb)
  NERVESA DELLA BATTAGLIA - I pionieri del l'aria abitano qui. Tra Nervesa della Battaglia e Susegana, in una località denominata Campagnole di Sotto, ieri si è compiuta un'impresa storica. Giancarlo Zanardo, un imprenditore di 64 anni, ha bissato l'avventura che compirono cento anni fa i fratelli Wright. Nel piccolo campo di volo intitolato a Francesco Baracca (l'eroe della prima guerra mondiale che perse la vita fra le grave del Piave) ieri pomeriggio ha fatto volare, per circa trecento metri,una copia del Flyer, il primo aeroplano della storia. Ad applaudirlo, sotto un cielo terso, c'erano un centinaio di appassionati, consapevoli di assistere a un evento unico.
Il Flyer di Zanardo, che ieri si è sollevato in volo per quasi un minuto (replicando il record dei fratelli Wright) è l'unico velivolo di questo tipo ai mondo in grado di volare. Oggi esistono quattro copie del Flyer, ma che ha staccato è quello di Zanardo. Al punto che qualche mese fa due tecnici della Nasa, Fred Culick e Jack Cherne, hanno fatto visita al pilota per verificare di persona le caratteristiche del suo velivolo e per apprenderne i segreti.
Il 2003 sarà infatti l'anno del centenario dei fratelli Wright: l'anniversario del primo volo compiuto dal l'uomo su un mezzo a motore più pesante dell'aria. Negli Stati Uniti, in Inghilterra e in altri paesi si stanno preparando diverse iniziative per ricordare degnamente l'evento e alcuni costruttori di velivoli storici si stanno dando da fare per costruire una copia del Flyer dei fratelli Wright in grado di volare. Ma Giancarlo Zanardo ha battuto tutti: ieri ha inaugurato questa sorta di genetliaco dell'aria. Dalle prime ore del pomeriggio, approfittando di una brezza favore vole, l'imprenditore coneglianese ha pilotato alcuni degli aerei più belli della sua collezione storica: il Fokker del Barone Rosso, il Bleriot (l'aereo che nel 1915 compila prima traversata della Manica), e il Flyer Eagles: l'aereo di legno, tela e cavi d'acciaio che un secolo fa riuscì a sollevarsi dalla spiaggia sabbiosa della Carolina del Nord per qualche centinaio di metri.
IJ Flyer costruito da Zanardo ha le stesse dimensioni e caratteristiche dello storico velivolo dei fratelli Wright. Per manovrarlo questo pilota ha dovuto assumere la postura di Orville Wright: si è disteso prono su una sorta di seggiola di vimini, legandosi all'intelaiatura di legno e tela del velivolo con delle cinghie di pelle riesumate da un paracadute della seconda guerra mondiale. E l'impresa è andata a buon fine. Zanardo ha sfidato due temibili avversari: la forza di gravità e l'inesorabile trascorrere del tempo. Ha sollevato da terra un mezzo di circa 400 chili con un'apertura alare di 12 metri e ha riportato indietro di cent 'anni l'orologio della storia. Un bel modo per festeggiare il nuovo anno. E l'ingegno dell'uomo.
 
  I pionieri dell'aria
L'APPASSIONATO - Di nuovo in aria
Ieri un imprenditore di Conegliano ha fatto volare nuovamente un Flyer. Ne esistono solo 4 copie al mondo e la sua è l'unica che si è staccata da terra.
LA VISITA - I tecnici Nasa
In America si preparano le feste del centenario e due tecnici nasa sono venuti a Nervesa per capire i segreti del Flyer di Zanardo.
IL PROGETTO - Il Mustang
Il pilota, che costruisce personalmente gli aerei storici, tenterà ora di far volare un Mustang della seconda guerra mondiale.
 
  La flotta immortale - Il triplano del Barone e l'ultimo Mustang
Nell'hangar del campo "Francesco Baracca" in località Campagnole di Nervesa, oltre al Fokker, al Bleriot, al Flyer e agli altri aerei storici della collezione Zanardo sono "posteggiati" due velivoli unici il cosiddetto "saltafossi"; un monoposto, risalente agli anni Trenta, che apparteneva al Politecnico di Milano e che, dopo 54 anni di "ferma", Zanardo è riuscito a far decollare. E la replica del famoso Mustang" americano, un aereo della seconda guerra mondiale, al tempo uno dei più veloci a cui Zanardo sta lavorando da diversi anni e che è in attesa di fare dei voli di prova.
 
  Mi sento il gabbiano Jonathan
NERVESA - Giubbotto di montone, cuffietta di pelle, occhiali da pilota e sciarpetta di seta bianca, Zanardo alla guida di uno dei suoi aerei storici sembra davvero un pioniere dell'aria. Un personaggio d'altri tempi: attratto dal mito del volo, così come lo percepivano i primi coraggiosi piloti, che con mezzi approssimativi avevano osato
forza dì gravità e lo scetticismo della stragrande maggioranza delle persone.
Amministratore dell'Impa un azienda trevigiana da 35 miliardi di fatturato, conosciuto a livello internazionale come pilota e costruttore di velivoli storici; Giancarlo Zanardo, ha scoperto da bambino la passione per gli aerei: "Da piccolo - dice - costruivo modellini. Da grande i modellini sono diventati velivoli veri e propri". Negli anni sessanta, Zanardo ha sentito il bisogno di pilotare le sue costruzioni. Ha preso un breve brevetto ed è salito su un Fokker, il mitico triplano del Barone Rosso, ha costruito e pilotato un Tiger Mouth, ha realizzato con un intelaiatura di legno tela e fili d'acciaio il Flyer del fratelli Wright e con quello lì sorvolato le rive del Piave. "la mia filosofia - spiega Zanardo - è quella del gabbiano Jonathan, protagonista del libro di Bach. Prefiggermi sempre nuovi traguardi e superarli è una fonte di appagamento, un'ispirazione che deve essere continuamente soddisfatta". Un'aspirazione condivisa dai familiari? "Mia moglie - risponde Zanardo - sicuramente non l'approva. E nemmeno mio figlio ha voluto seguirmi. Ma non rinuncio a una grande passione".
 
Emanuela Da Ros
Come si vola con il Flyer
di P. Franzini
Da "Volare", febbraio 2003, anno XXI, n° 230
L'anno del centenario non poteva incominciare diversamente con Giancarlo Zanardo, un appassionato costruttore amatoriale, che ama rivivere i momenti salienti della storia dell'aviazione. Al campo Jonathan, nei pressi di Treviso, davanti a un piccolo gruppo di appassionati, l'unica replica volante al mondo del Wright Flyer 1903 il 1° gennaio 2003 ha ripetuto quel "piccolo grande balzo". E non una, ma più volte, con una semplicità disarmante. "Ho costruito il Flyer per dimostrare che era un vero aereo pilotabile, e non una 'sedia volante' catapultata nell'aria in modo incontrollato", afferma il costruttore. Il cui velivolo, rispetto all'originale, ha subito un processo di affinamento che lo ha reso più sicuro e pratico nell'impiego.

Un "gioco di abilità"
Ecco un primo elenco delle modifiche apportate:
1. Scollegamento del sistema di svergolamento alare del timone. Lo svergolamento è comandato da una normale cloche, abbandonando lo spostamento laterale della selletta su cui il pilota è disteso prono, che comandava anche il timone. Questo ora viene mosso da una timoniera.
2. Installazione di un carrello sganciabile fissato ai pattini. Ciò consente di compiere vari tentativi di decollo senza dover essere costretti ogni volta a sollevare di peso l'aereo e riposizionarlo sulla rotaia.
3. Motorizzazione più affidabile e di potenza maggiore (39 hp) per decollare senza catapulta e in assenza di vento.
4. La trasmissione a catena fa girare le eliche in senso orario. Questo sistema è più semplice, ma comporta maggiore coppia di reazione (sul Flyer una catena era incrociata per invertire il moto).
5. Eliche adatte al maggior numero di giri del motore (progettate e realizzate da lui stesso), che danno una spinta "a punto fisso" di 160 chilogrammi.
Dopo i primi tentativi di volo, conclusisi quasi sempre con rotture (una volta, a un metro da terra, Zanardo si è ritrovato girato di 180° con il carrello distrutto), sono state eseguite ulteriori modifiche:
6. Avanzamento del baricentro, portando avanti il motore e il posto di pilotaggio (anche per evitare di avere le gambe spezzate da una rottura delle catene...).
7. Abbassamento e inclinazione in avanti delle eliche per ridurre l'effetto picchiante derivante dalla loro spinta (per decollare, dopo aver accelerato, si deve ridurre la potenza e poi ridarla gradatamente, una volta in aria).
8. Fissaggio della parte inferiore dei piani anteriori (canard) per ridurre la forte tendenza al beccheggio e avere una maggiore stabilità.
"Ciò nel 1993 mi ha permesso di compiere in più occasioni un giro completo del campo", conclude Zanardo. E spiega: "Si è costretti a compiere alcune contorsioni per coricarsi sul lettino posto sull'estradosso dell'ala inferiore, leggermente a sbalzo. La tecnica di pilotaggio è molto simile a quella originale: è un gioco di abilità tra la spinta del motore (oggi dotato della manetta dell'acceleratore, che a quel tempo non esisteva: i motori funzionavano sempre al massimo dei giri o venivano spenti, interrompendo l'accensione) e il comando dei canard anteriori. Generalmente, quando si dà manetta il Flyer tende a puntare il muso verso il basso, mentre i canard diventano efficienti solo sopra i 50 chilometri orari.
"Il timone direzionale è abbastanza efficace e, dopo l'installazione del ruotino di coda, il velivolo mantiene una corsa abbastanza rettilinea. In volo si deve avere una condotta molto accorta, in quanto i comandi sono poco sensibili e non permettono correzioni repentine. Si deve sempre cercare di anticipare ciò che accadrà, correggendo in anticipo l'assetto di volo. In fase di atterraggio è necessaria un'estrema cura, in particolare se si scende sui pattini, per non correre il rischio di picchiare il muso contro il terreno".
P. Franzini
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