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Intervista al cap. Mirco Caffelli

Capoformazione “Frecce Tricolori”

a cura di Lodovica Palazzoli
da "Airplanes", anno 7°, numero 10, maggio 2013, p. 11
[ qui l'intervista dell'anno precedente ]
Cosa significa per lei essere capoformazione?
Ricordo ancora le parole del t. col. Lant quando entrai nel suo ufficio: «Mirco, avrai l’onere e l’onore di diventare il 22° capoformazione delle “Frecce Tricolori”». Mi tornano alla mente ogni volta che vado in volo. È esattamente così: l’onere, la responsabilità di “condurre” in volo le “Frecce” cercando di eguagliare chi, prima di me, lo ha fatto con tanta professionalità. L’onore, allo stesso tempo, di essere stato scelto per questo ruolo che, non mi vergogno a dirlo, è il più entusiasmante e difficile che abbia mai intrapreso in tutta la mia vita.

Quale volto dell’Italia mostrano e portano in giro per il mondo le “Frecce Tricolori”?
La PAN rappresenta la professionalità dell’Aeronautica Militare ma anche dell’Italia in occasione delle manifestazioni all’estero; una squadra di uomini e donne affiatata che ben dimostra il significato di stringersi intorno al Tricolore.

Come è nata la sua passione per il volo?
Sembra retorica ma la passione del volo è nata sin da quando ero bambino. Ricordo ancora quando mio nonno mi portava all’aeroporto militare di Villafranca di Verona per vedere atterrare gli F-104 da una recinzione lungo la perimetrale. Stessa cosa, dopo qualche anno, a vedere atterrare i Tornado sulla base militare di Ghedi. Dopo tanto impegno e sacrifici il sogno è diventato realtà e quando mi capita di vedere le persone che ammirano i velivoli in atterraggio al di lá di un cancello, mi ricordo di quando ero bambino, di quanta strada percorsa e della fortuna che ho avuto.

C’è una figura che richiede maggiore concentrazione rispetto alle altre?
Non c’è una figura che richiede più o meno concentrazione di altre. È molto personale e dipende da pilota a pilota, dalla posizione ricoperta all’interno della formazione. Per quanto mi riguarda, in questa nuova posizione, la difficoltà è costituita dalla valutazione del tempo meteorologico, della temperatura esterna che incide sulle prestazioni del velivolo nonché dai riferimenti a terra per poter condurre al meglio le 18 figure acrobatiche concatenate senza soluzione di continuità.

C’è un momento, un episodio nella sua esperienza al 313° Gruppo che ricorda in particolar modo?
La domanda che più spesso ci viene fatta è descrivere l’emozione che si prova in volo. Le emozioni più forti non si provano in volo, ma una volta a terra quando si vedono sventolare migliaia di bandiere dell’Italia, quando si percepisce chiaramente l’affetto delle tantissime persone che si sono fatte centinaia di chilometri per poter assistere a un’esibizione 25 minuti. Queste sono le emozioni più forti che un pilota del 313° Gruppo ha la fortuna di provare rispetto ad altri piloti dell’Aeronautica Militare che svolgono un lavoro eccellente “dietro le quinte” ma ai quali andrebbe il plauso maggiore.
Lodovica Palazzoli
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