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Mattia Bortoluzzi, un bellunese tra la pattuglia acrobatica delle Frecce tricolori

da bellunopress.it 10 aprile 2011 [ fonte ]
 
I partecipanti alla conferenza stampa di presentazione a Rivolto
E’ bellunese “Pony 7”, terzo gregario sinistro della formazione delle Frecce tricolori. Capitano pilota Mattia Bortoluzzi, 31enne di Tambre d’Alpago, 2mila ore di volo, due missioni in Afghanistan, diplomato all’Itis “Segato” di Belluno. Ama lo sport, lo sci la mountain bike e la musica, è stato dj nella discoteca all’Alba di Tambre. Insieme al suo collega, il capitano Stefano Centioni, ha raccontato agli studenti degli istituti Calvi, Catullo, Brustolon e Renier come si è avverato il suo sogno. All’incontro, organizzato dai club bellunesi del Rotary, Lions, Frecce tricolori e Scuole in rete che si è tenuto sabato mattina al teatro del centro Giovanni 23mo, erano presenti il prefetto di Belluno Maria Laura Simonetti, il presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin, l’assessore Maria Grazia Passuello e il consigliere regionale Dario Bond. Dopo l’introduzione del presidente del Rotary Maurizio Busatta e il saluto del cordinatore del Lions Stefano Camurri, del presidente del Club Frecce Tricolori Maurizio Gava e del professor Franco Chemello (Scuole in rete), i due ufficiali hanno tracciato il profilo del pilota della Pattuglia acrobatica nazionale rispondendo alle curiosità del pubblico. Un’ora e mezza, con filmati spettacolari ed immagini divertenti, che raffiguravano gli effetti dell’accelerazione fino a 7 volte quella della gravità terrestre sull’Aermacchi MB 339. L’acrobazia aerea, ha spiegato Centioni è nata negli anni ’20 quando i velivoli sostituirono i cavalli nei duelli. «Il cavallino rampante, poi diventato marchio della Ferrari, era il simbolo di uno stormo acrobatico, prima della costituzione delle Frecce tricolori avvenuta il I marzo 1961». Ma come si diventa piloti delle Frecce tricolori? Dal 2000 l’accesso è aperto alle donne. Bisogna avere il brevetto di pilota di caccia  militare “Combat 3”, ossia la qualifica più importante che si raggiunge nei reparti operativi dopo almeno 750 ore di volo. Dopodiché è il gruppo dei 10 piloti delle Frecce a decidere chi entrerà a farvi parte, sulla base della professionalità e anche del feeling. Il capitano Mattia Bortoluzzi ha spiegato i ruoli dei piloti all’interno della formazione. «le figure chiave sono rappresentate dal solista “Pony 10”, Pony 1 e Pony 6, che ogni tre anni cambiano. Per diventare solista occorrono 4 anni in formazione. Per un totale di 5-6 anni, dopodiché si rientra al reparto, per non incappare nell’errore di troppa confidenza».

«Essere scelto è stato un sogno»

da corrierealpi.gelocal.it/ — 10 aprile 2011 [ fonte ]

BELLUNO. Il capitano Mattia Bortoluzzi, 2mila ore di volo, due missioni in Afghanistan, è il terzo bellunese ad aver ricoperto il prestigioso ruolo di pilota delle Frecce tricolori. Prima di lui, negli anni ’60, due piloti cadorini, De Podestà e Frescura.
Mattia è nato a Tambre d’Alpago nel 1979 e si è diplomato all’Itis “Segato” di Belluno. Figlio di Sandro Bortoluzzi (ex presidente della Comunità montana e vicesindaco di Tambre), Mattia ha un passato di dj nella discoteca all’Alba del padre. E’ entrato nell’Aeronautica militare nel settembre 1999 frequentando il 119mo Corso Aupc (Allievi ufficiali pilota complemento). Quindi ha frequentato l’Accademia di Pozzuoli e al 70mo Stormo di Latina ha conseguito il brevetto di pilota. Al 61mo Stormo di Galatina (Lecce) ottiene il brevetto di pilota militare e nell’aprile del 2001 è nominato sottotenente pilota.

Come è nata la sua passione per il volo? «Ho sempre avuto la passione per la meccanica, i motori, la velocità. La scelta di entrare in Aeronautica militare è maturata dopo la scuola, quando ad un Air show di Istrana chiesi informazioni ad un pilota». E le Frecce Tricolori? «Un sogno tenuto nel cassetto che non avevo il coraggio di aprire. Ho iniziato a crederci quando è avvenuta la selezione. Ero in Afghanistan quando il mio comandante me mi ha dato la notizia. E’ stato come mi crollasse il mondo addosso. Dalla felicità ovviamente».

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