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“Frecce”, Club, e… bustine azzurre

di Gianbortolo Parisi
da Aeronautica, Anno LVI - n. 8-9 - agosto-settembre 2011, p. 17
Chi, assistendo ad un’esibizione, o semplicemente ad un sorvolo con fumate tricolori della nostra Pattuglia Acrobatica Nazionale, non si è sentito così coinvolto da provare perfino un brivido di emozione lungo la schiena? Certo, le figure acrobatiche che i nostri piloti disegnano con grande perfezione, l’improvviso erompere nella scena del solista con le figure più impensate, il disegnare nel cielo il tricolore più lungo del mondo, sono cose che commuovono profondamente anche chi può vantare una pluriennale appartenenza al mondo del volo.
Difficile dire quali stimoli possono essere alla base di un così completo coinvolgimento che può giungere fino a provocare le lacrime, che anche i vecchi motoristi di lungo corso, abituati a ben altre emozioni, fanno talvolta fatica a nascondere. Forse qualche psicologo potrebbe vedere in questo fatto qualcosa che supera il semplice aspetto tecnico o estetico: qualche richiamo ancestrale… un ideale di perfezione… una sfida alle forze della natura… il fascino sempre presente del rischio.
Sta di fatto che le nostre “Frecce” ci entusiasmano, ci emozionano, insomma ci piacciono. Sono sentimenti che noi aviatori condividiamo con tutti gli italiani (e gli stranieri) che fanno ressa per assistere alle loro manifestazioni. Manifestazioni che, è inutile dirlo, sono concepite ed effettuate per il grosso pubblico come “biglietto da visita”, di grande significato promozionale per la Forza Armata, per la nostra Aeronautica Militare.
Alcuni appassionati, molti che forse più degli altri sentono il richiamo delle “Frecce”, per poter meglio condividere questi sentimenti di ammirazione si riuniscono in circoli ristretti: si ritrovano per rivedere le riprese delle manifestazioni, si organizzano per trasferirsi dove sono previste esibizioni insomma coltivano in gruppo il loro entusiasmo e il loro attaccamento alle nostre “Frecce”. Nascono così i tanti “Club Frecce Tricolori”: gruppi di persone appartenenti a diversi ceti sociali, di ogni età e sesso e di ogni regione d’Italia che hanno in comune un genuino senso di entusiasmo ed ammirazione per le “Frecce” e, indirettamente, per la Forza Armata di cui esse fanno parte.
Naturalmente spesso, partendo da questa base comune, si condividono altri interessi, si scopre che si sta bene insieme e si allarga il campo di attività ad altri settori, culturali, turistici od altro. Ma il punto principale di riferimento rimangono sempre loro: le “Frecce” verso le quali permangono sempre quei sentimenti genuini e disinteressati che spesso costituiscono la motivazione per molti giovani ad avvicinarsi al mondo dell’aviazione. È chiaro che questo “avvicinarsi” rientra pienamente nelle finalità della Pattuglia, che trova nei Club un valido supporto.
Spesso i Club contribuiscono anche a formare movimento d’opinione. Quando qualche frangia politica, improntata a un malinteso pacifismo, o dichiarato antimilitarismo, assume atteggiamenti di chiara opposizione alle “Frecce”, fino a proporne, o addirittura chiederne, lo scioglimento (è successo), reagiscono presso gli ambienti politici o della pubblica opinione; e le loro reazioni sono spesso tanto più efficaci proprio perché provengono da contesti che alla Forza Armata sono del tutto estranei.
L’Aeronautica, le Frecce Tricolori, ricambiano la simpatia e l’affetto dei Club. Mantengono dei rapporti a livello informale con ognuno di essi e, una volta all’anno, il primo maggio, li invitano per la presentazione del programma annuale che apre la nuova stagione. Per i Club è una buona occasione per incontrarsi, conoscersi scambiarsi opinioni e impressioni sull’attività della Pattuglia e, per la Forza Armata, per riunire tutti gli appassionati in una sola giornata, evitando frequenti visite che costituirebbero altrettanti impegni gravosi per il Reparto. È una bella rimpatriata per gli aficionados, in cui al sempre affascinante spettacolo delle “Frecce” fa riscontro, a terra, una variopinta kermesse di giovani e vecchi appassionati con ombrelloni, barbecue, spesso con la partecipazione, più o meno evidente, di qualche furgone attrezzato per la vendita di panini, bibite, ecc.
In sintesi, in tutte le loro manifestazioni i Club agiscono come cassa di risonanza della Pattuglia, contribuendo a diffondere il messaggio di simpatia e di stima per la Forza Armata che è affidato alle nostre “Frecce”.
Tutto ciò non può non far piacere a tutti coloro che, come noi, hanno vissuto e continuano a vivere l’Aeronautica come scelta di vita.
Purtroppo, tuttavia, c’è chi, fra di noi, mostra di non apprezzare l’atteggiamento della Forza Armata nei riguardi dei Club. Si tende, talvolta, a contrapporre la figura istituzionale del socio dell’Associazione Arma Aeronautica, che per un periodo più o meno breve della sua vita ha vestito la divisa azzurra, a quella del socio del Club che all’Aeronautica è legato soltanto dall’ammirazione per le “Frecce”. Questo atteggiamento, che si traduce spesso in mugugno, e talvolta perfino in rimostranze formali (è successo), è decisamente fuori luogo. Chi lo assume dimostra di non capire la differenza che c’è fra chi, situato al di fuori del contesto militare aeronautico (il socio del Club), ammira e manifesta la sua ammirazione per un particolare reparto dell’A.M., e chi, facendo parte dell’Aeronautica (il socio dell’A.A.A.), sente profondamente stima ed affetto per tutte le unità e i reparti che la costituiscono e nei quali spesso ha operato, compresa, naturalmente, la nostra Pattuglia Acrobatica Nazionale. Deve essere chiaro a tutti che chi sceglie di far parte della nostra Associazione, lo fa per continuare a vivere in quello spirito aeronautico che ci hanno insegnato quando per la prima volta abbiamo indossato la nostra divisa, per continuare nei limiti delle nostre possibilità, a servire la nostra Forza Armata che, come e quando può, ci è vicina e non ci nega il suo affetto: lo abbiamo visto e percepito tutti anche nel raduno nazionale di Torino, quando le nostre “Frecce” ci hanno portato il loro affettuoso saluto.
Noi, che dell’Aeronautica siamo stati, e in un certo senso siamo ancora dei protagonisti, non dobbiamo confrontarci con coloro che, pur svolgendo un funzione apprezzabile per la Forza Armata, sono e rimangono degli spettatori; pur sempre graditi, ma spettatori. Con tutta l’ammirazione per le nostre “Frecce”, delle quali siamo profondamente orgogliosi, dobbiamo essere convinti che esse non sono per noi l’unico punto di riferimento dell’Aeronautica Militare, che comprende unità gloriose dei quali tutti dobbiamo essere orgogliosi e che spesso vengono visitate dalle nostre sezioni.
E siamo sicuri che anche la vista di un Tornado o di un Typhoon, o della bandiera di guerra di uno stormo, potrà strappare, all’ombra della sua bustina azzurra, qualche lacrima di commozione, al nostro vecchio motorista di lungo corso.
Gianbortolo Parisi
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