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Con la pattuglia acrobatica: «Ci chiamano Pony, siamo Frecce»

A colloquio prima del passaggio sull'Altare della Patria. Il capo formazione: «Volare su Roma è un’emozione unica»

di Rinaldo Frignani - Foto Mario Proto
da roma.corriere.it - 05 novembre 2010 [ fonte ]
 
ROMA - Il capo formazione li chiama per nome. Assegna le «maglie», come fosse una squadra di calcio pronta a scendere in campo per una partita importante. «Mirco (Caffelli) dietro Stefano (Centioni), Marco (Zoppitelli) dietro Gaetano (Farina)». Ordini di volo per i «Pony» delle Frecce Tricolori. Il dietro le quinte del passaggio di ieri mattina sull’Altare della Patria è un susseguirsi di emozioni e risate. Attimi di estrema serietà e precisione, e battute da spogliatoio, appunto. Perché gli undici della pattuglia acrobatica nazionale in fondo sono così. Ai romani che li hanno visti sfrecciare poco dopo le 9 mentre il Capo dello Stato Giorgio Napolitano deponeva una corona al Milite Ignoto, e che potranno avere il bis domenica pomeriggio sullo stadio Olimpico per il derby, resta il ricordo dei caccia azzurri sui cieli della città e dei fumi tricolori. «Ma per noi volare su Roma è un’emozione unica, da provare. Perché se non lo fai, non puoi capire cosa significa», spiega invece il capitano Jan Slangen, capo formazione, padre olandese, ma «italianissimo, al cento per cento», ci tiene a sottolineare. «Ovviamente la città è molto vasta, quindi dobbiamo avere dei punti di riferimento ben precisi: la Cecchignola, il Raccordo Anulare», aggiunge «Pony 1».

Caffè e telefonate a casa, al bar del circolo ufficiali all’aeroporto di Pratica di Mare. Il briefing è alle 7.30. I piloti delle Frecce ieri erano in nove, più due a terra, compreso il comandante della Pan, il tenente colonnello Marco Lant, arrivano alla spicciolata. Scendono da un pulmino dell’Aeronautica militare. Sono già pronti, indossano la classica tuta azzurra. Nell’aula principale il capitano Slangen prepara le mappe di volo. E’ lui l’allenatore di questo volo in formazione a rombo sul centro di Roma. «Sembra una cosa facile, ma non lo è», sottolineano i suoi colleghi. Come Mourinho, l’ufficiale traccia schemi, marcature, tempi. Solo che qui non si può sbagliare mai. Con una bottiglietta di alcol che sembra di profumo cancella dati precedenti dalle mappe plastificate. Poi raduna i suoi piloti e assegna incarichi, fornisce dettagli su vento e frequenze radio, si preoccupa di fornire assistenza al tenente Filippo Barbero, ma solo perché «con noi è solo alla terza uscita».

A colpire sono i dettagli del briefing, i tempi di un’operazione che assomiglia alle coreografie del nuoto sincronizzato. Non ci sono evoluzioni da fare, ma l’attenzione deve essere massima ugualmente. «Da quando mi metterò il casco, mancheranno due minuti alla partenza dal parcheggio – spiega l’ufficiale – decollo in formazione, tratta standard, holding un minuto e venti». Slang aeronautici come «manfrina» (verifica a terra sincronizzata degli Aermacchi Mb339), «taxi» (rullaggio in pista), «bingo» (eventuale rifornimento a Latina), sbarcano nei preparativi del volo che dovrà festeggiare le Forze Armate. Nulla viene lasciato al caso. Anche le emergenze. «Se ho un problema – dice Slangen – io esco e Mirco viene con me». Se lo hanno altri è già pronto un nuovo assetto perché le Frecce non si tirano mai indietro. Tutto è pronto. I piloti si alzano da Pratica con destinazione piazza Venezia. In controluce, silhouettes scure sulla pista di decollo a due passi dal mare.
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