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Aquile trentine nella storia delle « Frecce »

di Bruno Zorzi
da Alto Adige, 3 maggio 2010, p. 33
Danilo Franzoi
Alessandro Zanotelli
Pierluigi Fiore
Virgilio Gheser
TRENTO - È una storia di cielo, passione e coraggio che da oggi entra nei suoi cinquant'anni. La cinquantesima stagione delle Frecce tricolori, la Pan che sta per Pattuglia acrobatica nazionale. La seconda nazionale italiana come è stata più volte definita: i dieci MB 339 che tutti gli appassionati di aeronautica conoscono. E le Frecce tricolori hanno un passato anche trentino.
Tre sono stati, dalla metà degli anni ‘60, i piloti trentini della Pan: Danilo Franzoi di Mezzolombardo, che nella pattuglia entrò nel lontano 1966 come solista e ne uscì nel ‘76 come Pony 0: cioè il comandante delle Frecce Tricolori. Una vita per il volo che si concluse l'11 aprile del 2002 a causa di un incidente stradale nei pressi di Udine. «Un grandissimo pilota e un grandissimo uomo*, afferma Roberto Bini, presidente del club Frecce Tricolori di Trento.
In tempi più recenti, dal '97 al '99 il Capitano Alessandro Zanotelli, di Trento. Testa e cuore fatto per il volo ma che in seguito ad un problema ad un orecchio venne messo a terra e lasciò l'Arma Azzurra.
Infine Pierluigi Fiore. Nella Pan, proveniendo dall'esperienza sui Tornado della base di Ghedi, entro nel '91 come gregario e nel '95 - '96 divenne capopattuglia fino a diventare, nel '97 - '98, comandante. Un uomo, dicono negli ambienti dell'aeronautica, che ha lasciato il segno.
Insomma, i trentini si sono fatti onore in questa aristocrazia del volo. Sono parte via della storia ormai cinquantennale delle Frecce Tricolori. Tra l'altro, la prima uscita ufficiale della Pan, venne fatta proprio qui a Trento: un passaggio dei Sabre (nel '63 vennero sostituiti dai G.91) sopra l'aeroporto che allora era ancora quello di Gardolo per la festa dell 'Aeroclub . Insomma, si può dire che la nostra città ha visto nascere la Pan. E il Trentino è una terra dove i «fedelissimi» delle Frecce Tricolori sono moltissimi: il club dì Trento ha 430 iscritti e questa mattina partiranno due pullman destinazione Rivolto per la manifestazione di apertura della stagione 2010. Una storia dì successi che, purtroppo, è stata funestata dalla tragedia di Ramstein quando i MB -339 del tenente colonnello Ivo Nutarelli e del tenente Colonnello Mario Naldini e del capitano Giorgio Alessio si scontrarono a circa 40 metri dal suolo. I primi due aerei precipitarono in fiamme ai lati della pista, il terzo aereo fini sulla folla: una strage, 67 morti. Ma, quello che secondo la nomenclatura militare è il 313° Gruppo addestramento acrobatico, sopravvisse a questo spaventoso trauma. E le Frecce Tricolori continuano ad essere un simbolo dell'Italia che funziona e che ce la mette tutta.

L'INTERVISTA - Il comandante Pierluigi Fiore «Con la Pattuglia anni entusiasmanti»

«Ho vissuto una grande avventura»

«Sono nato a Trento il 5 aprile 1961, proprio l'anno della fondazione delle Frecce tricolori», dice Pierluigi Fiore. Sì, anche l'ex comandante delle Frecce tricolori si avvicina ai cinquanta, l'età dei bilanci. E di sicuro uno che è arrivato dove è arrivato lui di rimorsi, almeno dal punto di vista professionale, non ne può averne tanti.

Quando è entrato In Aeronautica e cosa l'ha spinto a diventare pilota?
«Dopo la maturità al Liceo Prati, nel 1980 sono entrato in Accademia con il Corso Zodiaco III. Non pensavo veramente di farcela e all'inizio volevo sapere chi erano i piloti, quegli uomini che vedevo ogni tanto sfrecciare con gli F104 sulle montagne della val d'Adige. Non avevo mai volato prima e la mia passione è cresciuta ascoltando i miei compagni. Loro si che erano quasi tutti appassionati fin da bambini. Di quegli armi ricordo la meravigliosa amicizia che nacque nei primi giorni con un altro trentino, Claudio Lodovisi che ha poi purtroppo perso la vita in un incidente di volo».

La disciplina inilllare, soprattutto in accademia, le ha pesato?
«Mi ha pesato lasciare a 19 anni la mia famiglia, gli amici, la tranquillità di Trento; quasi mi veniva da piangere quando con il treno, tornando a casa, intravvedevo le prime montagne. la disciplina militare non mi pesava. A distanza di tanti anni si ricordano forse più volentieri gli aspetti legati alle amicizie, allo spirito di corpo».

Prima di entrare nella Pattuglia aerea nazionale su che aerei volava, in che reparto prestava servizio?
«Dopo le scuole di volo, nel 1986 sono stato assegnato al 154° Gruppo del 6 Stormo, i famosi "Diavoli Rossi", sui Tornado. Bellissima esperienza umana e professionale, che mi ha portato In 4 anni ad operare in complesse missioni di cooperazione con le migliori forze aeree della Nato».

Quando e come è entrato nelle Frecce tricolori?
«Nel 1990 sono stato assegnato alla Pan, forse segnalato benevolmente dai miei comandanti che avevano voluto realizzare il mio sogno».

Quale è stata la sua carriera nelle Frecce tricolori?
«Dopo 10 mesi di addestramento ho debuttato nel ruolo di secondo fanalino (Pony 9) e dopo due anni sono stato il primo gregario di destra. Nel 1995-96 capoformazione e poi negli ultimi due anni il comandante di gruppo».

Il momento più bello?
«Forse l'incontro con gli italiani in America, durante la tournée "C olumbus '92": i loro occhi colmi di riconoscenza e dì lacrime di gioia resteranno per me il miglior segnale dell'importanza e del significato del ruolo delle Frecce tricolori per il nostro Paese».

Il momento più difficile?
«Quando ho dovuto lasciare il ruolo di capoformazione ero molto dispiaciuto di dover interrompere il meraviglioso rapporto che si era formato con gli altri piloti. Ero anche preoccupato per le responsabilità che andavo ad assumere con il comando, ma è andato tutto benissimo».

Che doti deve avere un pilota delle Frecce tricolori?
«La qualità più importante è la determinazione a volersi sempre migliorare».

Quando ha lasciato la Pan cosa ha provato?
«Tanta tristezza. Ero però consapevole di essere stato fortunato ad aver vissuto quella meravigliosa avventura e un pilota delle Frecce tricolori non viene mai dimenticato, né dai colleghi, né dagli appassionati».

La sua vita oggi, con chi vola?
«Oggi vivo a Ghedi, sono sposato con Carmela ed abbiamo due splendidi figli, Francesca e Daniele. Lavoro in AirDolomiti, con base a Verona e ancora mi "diverto" a portare passeggeri di Lulthansa su giù dall'Italia agli aeroporti tedeschi di Monaco e Francoforte».
Bruno Zorzi
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