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  L'esibizione delle Frecce Tricolori in Libia
Tre pagine dedicate a polemiche e commenti che accompagnarono il sorvolo di Tripoli

- Freccia trevigiana in Libia «In cielo eseguo gli ordini »
- L'Italia, il dittatore di Libia e le Frecce Tricolori
- Le Frecce Tricolori in Libia
 
 

Freccia trevigiana in Libia «In cielo eseguo gli ordini »

La risposta alle richieste dei libici per l'esibizione a Tripoli

di Silvia Madiotto
da corriere.it — 02 settembre 2009 [ fonte ]
TREVISO — C’era anche un trevigiano in volo sui cieli della Libia: il capitano pilota Fabio Martin, 32 anni, è il gregario destro delle Frecce Tricolori che hanno dipinto l’aria di Tripoli coi colori della bandiera italiana.
Ieri pomeriggio la pattuglia acrobatica militare ha solcato l’aria africana con lo spettacolo che lascia col naso all’insù migliaia di persone. Raggiunto telefonicamente proprio prima del decollo, Martin ha commentato con poche parole la delicata querelle che ha visto lui e i suoi compagni di volo involontari protagonisti. «Eseguiamo gli ordini - ha detto - che ci vengono dati, vedrete in cielo quali saranno». Ed è stato un tripudio di rosso, bianco e verde.
Il caso scoppiato nei giorni scorsi con il leader libico Muammar Gheddafi si è concluso nel migliore dei modi, senza polemiche o strascichi politici: la richiesta di un’unica scia verde non è stata accontentata, gli aerei italiani non hanno rinunciato alla loro vocazione, e i rapporti internazionali non hanno riportato alcuna conseguenza. Martin ha volato a bordo del Pony 8: una posizione centrale per lui, nella composizione aerea, e la realizzazione di un sogno che lo accompagnava fin da bambino. Il capitano è nato il 6 luglio 1977 a Treviso, e poco lontano dalle mura cittadine abita ancora la sua famiglia; ha conseguito il diploma al
liceo scientifico Da Vinci e la laurea in scienze politiche a Padova. Nel 1996 è entrato nell’Accademia Aeronautica nel corso “Turbine IV”, seguendo una passione che lo accompagnava sin da quando aveva 8 anni e il padre lo portò con sé a Rivolto, nella provincia udinese, a vedere le Frecce Tricolori.
Un obiettivo perseguito con grande impegno e dedizione, quello di Martin, proveniente dal 51esimo Stormo di Istrana e che vanta milleseicento ore di volo. Dal 2006, quando aveva 29 anni, fa parte della pattuglia acrobatica: è l’unico veneto attualmente in forze alle Frecce Tricolori ed è fra i più giovani nel gruppo di piloti scelti. L’occasione per lo show di ieri è stata il quarantesimo anniversario della rivoluzione che portò al potere Gheddafi, detta anche la rivoluzione verde, come la scia che il Raìs voleva solcasse i cieli di Tripoli: il colore non solo della Libia, ma dell’Islam. La sua richiesta, poi corretta dalle dichiarazioni del­l’ambasciatore libico a Roma, aveva sollevato un caso sul quale era immediatamente intervenuto il comandante delle Frecce Tricolori Massimo Tammaro: la performance si sarebbe dovuta svolgere come di consueto, o in caso contrario nessun pilota si sarebbe alzato in volo. Sulla stessa posizione si erano espressi ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sostenendo l’imprescindibilità della tradizionale fumata tricolore durante l’esibizione aerea, e il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il quale aveva confermato che le modalità sono sempre le stesse, «rispettate in tutti i Paesi del mondo dove si sono esibite». La situazione era estremamente delicata: le prove generali erano state ritardate due volte, prima di essere definitivamente sospese lunedì sera. Per questo quello del ministro era sembrato quasi un ultimatum, che lasciava intuire un precoce rientro dei piloti se le condizioni dell’accordo non fossero state rispettate. Dopo gli interventi del Governo italiano e i chiarimenti con le rappresentanze libiche, finalmente il via libera di ieri: i militari dell’aeronautica si sono limitati ad applicare le direttive superiori, come ha confermato prima del decollo Martin. E così la pattuglia italiana ha aperto e chiuso la propria esibizione col tricolore. Nate nel 1961, le Frecce Tricolori sono uno dei vanti dell’Aeronautica Militare. Il prossimo appuntamento per vederle in cielo è per domenica 6 settembre, a Montichiari (Brescia) al quale seguirà l’esibizione di Ragusa il 13 settembre. Dal 15 al 19 novembre i piloti italiani saranno impegnati al Dubai Air Show, negli Emirati Arabi.
Il servizio del TG1

L'Italia, il dittatore di Libia e le Frecce Tricolori

da adige.it — 01 settembre 2009 [ fonte ]
Intervengo a proposito del recente impegno della nostra pattuglia acrobatica in Libia per festeggiare il 40° anniversario della rivoluzione che portò al potere il colonnello Gheddafi. Per noi non c'è proprio nulla da festeggiare, visto che il dittatore che 40 anni fa aveva cacciato migliaia di Italiani è ancora saldamente al potere, oltretutto al prezzo di metterci contro le maggiori diplomazie occidentali che come gli elefanti hanno la memoria lunga e domani certamente ci presenteranno il conto. Vorrei però segnalare un aspetto certamente secondario della vicenda, ma che tuttavia mi ha lasciato alquanto perplesso. I Libici avrebbero voluto una pattuglia acrobatica «monocolore», che cioè lasciasse una scia solo verde, il colore della loro bandiera e dell'Islam. A quel punto si sono alzate molte voci, che condivido pienamente, contrarie all'esibizione della nostra pattuglia, comprese quelle degli stessi piloti interessati. Prendendo per buona la versione diffusa dai mezzi di comunicazione, sembra che essi abbiano dichiarato che «…non avrebbero accettato di volare a quelle condizioni perché, appartenendo essi alle Frecce Tricolori, avrebbero sempre usato il bianco, il rosso ed il verde». Spero tanto che si sia trattato di un'invenzione, o almeno di un'esagerazione giornalistica, perché altrimenti ci sarebbe da preoccuparci seriamente. I migliori piloti, coccolati dall'Aeronautica ed ammirati dalla gente, il cui addestramento costa ai lavoratori ed ai pensionati un mucchio di euro e di sacrifici, si permettono di fare i «fighetti» per il colore che si lasciano alle spalle, contribuendo così magari ad un incidente diplomatico? Ma siamo diventati tutti matti? Essi fanno parte a tutti gli effetti ed in maniera organica delle Forze Armate, e perciò non si dovrebbero permettere di entrare pubblicamente nel merito delle decisioni che li riguardano, neppure per «eccesso di patriottismo».
Alberto Baldessari - Folgarìa
Da 40 anni in Libia vige la dittatura di un istrione narcisista, che ha imposto un duro regime islamico, cancellando ogni libertà ed ogni rispetto del diritto, a cominciare da quello degli italiani nati in Libia, derubati dei loro beni, perseguitati ed espulsi dall'oggi al domani. Per celebrare le gesta di questo bulletto da circo, finanziatore negli anni del terrorismo, alimentatore di scontri etnici e religiosi (l'ultima sparata ieri l'altro, quando ha accusato Israele di essere la causa delle guerre d'Africa), il governo italiano ha assicurato la sua presenza al più alto livello (la partecipazione del premier in persona) inviando come premio supremo le Frecce tricolori, simbolo tra i più amati dell'Italia nel mondo. Non pago dell'immeritata gratitudine del governo italiano nei suoi confronti, il dittatore Gheddafi ha anche preteso che le Frecce tricolori sfilassero al suo comando glorificando il verde emblema della «rivoluzione». Comprensibile quindi le perplessità del tenente colonnello Massimo Tammaro, comandante della pattuglia acrobatica italiana, che ha difeso la dignità dell'Italia ribadendo che le Frecce Tricolori non sono un'attrazione da circo a cui far fare tutte le pagliacciate che al primo che capita passano per la mente. Forse è grazie anche alla ferma convinzione del tenente colonnello Tammaro, che ha difeso i colori della bandiera e la sacralità dell'istituzione italica, se il governo nella persona del Ministro della Difesa Ignazio La Russa ha opposto finalmente un po' di resistenza alle pretese del dittatore libico. Così ieri le Frecce Tricolori hanno potuto sfrecciare col loro consueto tricolore. Anche se resta immutata la domanda iniziale: cosa ci faceva l'Italia a Tripoli alle celebrazioni per la dittatura di Gheddafi, che tutto il mondo deplora per la violenza del suo regime e le continue ripetute violazioni dei diritti umani?
Il commento di Andrea Saia (da repubblica.it)

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Le Frecce Tricolori in Libia

da alfonso76.com [ fonte ]
Sono cresciuto a 47 km di distanza dall'aeroporto di Rivolto, sede del 313°Gruppo Addestramento Acrobatico. Già, le Frecce Tricolori. Sono cresciuto in una famiglia che rumoreggiava e odorava di aeronautica: dal rumore degli strumenti sulla balsa dei modelli di papà, al più semplice e penetrante odore degli smalti e degli acrilici di cui mi servivo io per le mie creazioni statiche, destinate a vedere svanire alettoni e decalcomanie sotto i colpi sapienti dello spolverino di mamma.
JP4, Volare, Rivista Aeronautica sono state letture della mia adolescenza. Un po' per la caccia all'ultimo articolo storico del mio babbo, un po' perchè la passione mi prendeva poco a poco.
Sono uno di quelli che al rumore di un aereo che va alza gli occhi e cerca di capirne il modello, con - confesso - una deviazione militarista: la soddisfazione di identificare una sagome di Tornado vale mille passaggi di un Airbus sopra il cranio. L'adozione di un prodotto aeronautica da parte di un'altra nazione la festeggiavamo come una vittoria ai mondiali, fosse un G-91 (a proposito, quante ne accarezzano il caratteristico Musetto al Museo Della Scienza di Milano), fino al Mangusta.
Inevitabilmente, le manifestazioni aeree hanno accompagnato la mia crescita; proprio la scorsa settimana, raccontavo a tavola di una manifestazione aerea ad Aviano, quando le evoluzioni si facevano verticalmente sopra la folla e quasi potevi guardare negli occhi il solista delle Frecce impegnato nel volo folle. Ricordo le espressioni di centinaia di persone, tedeschi, francesi, americani all'esibizione delle Frecce. Si discuteva sulla bravura delle Red Arrows o dei Blue Angels americani, ma delle Frecce non si parlava proprio: erano inequivocabilmente i migliori, per affermazione universale, in termini di ritmo dell'esecuzione, di spettacolarità, di musicalità quasi. E ricordo un VHS sulla trasferta della PAN negli Stati Uniti nel '92, l'incontro dei piloti con gli emigrati italiani, i fumi tricolori sopra i grattacieli.
Ricordo anche Ramstein, e ricordo che per la prima volta piansi insieme a mio padre. Ricordo le polemiche che seguirono, e tanta rabbia. La stessa rabbia di ieri sera:
Corriere.it: "Ma Tripoli non sembra intenzionata a cedere nel braccio di ferro pretendendo che venga utilizzato il solo fumo verde, colore nazionale e dell'Islam"
Questo piccolo spazio personale, che tende a restare distante da politica e cronaca per scelta precisa, vuole rendere il suo minuscolo omaggio a Massimo Tammaro e ai piloti delle Frecce, che si sono rifiutate di volare se non stendendo al termine dell'esibizione il nostro tricolore.
In un periodo in cui accumuliamo figure di sterco fumante internazionali di dimensioni ciclopiche, c'è qualcuno che si presenta alla stampa e si espone:
"il comandante della pattuglia acrobatica, tenente colonnello Massimo Tammaro aveva raccontato che "per via informale" le autorità libiche avevano chiesto che le frecce tricolori si esibissero rilasciando una fumata verde al posto del tradizionale rosso, bianco e verde. "Ho risposto: sono italiano e siamo orgogliosi di poter mostrare la cosa più bella che è il tricolore - ha detto Tammaro parlando con i giornalisti - nel nostro programma si vola con fumi bianchi e tricolori" (da Repubblica.it).
I fumi sono stati tricolori, come era giusto. E da oggi abbiamo tutti un motivo in più per essere orgogliosi della nostra Pattuglia.
 
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