UDINE - Trent'anni compiuti a febbraio,
genitori milanesi (il padre è comandante dell'Alitalia) ma
romano a tutti gli effetti, celibe, Andrea Braga sta in aeronautica
militare dal 1993. Due anni fa è riuscito a entrare nelle Frecce
Tricolori, coronando così il sogno personale di aviatore. E
in quello appena passato è diventato pienamente operativo nella
formazione di volo acrobatico ammirata in ogni parte del mondo. Ma
alle 10.50 della scorsa domenica 27 ottobre, il suo sogno è
sembrato dovesse spezzarsi.
«Stavo rientrando alla base di Rivolto - racconta Braga - e
ho chiaramente visto un uccello infilarsi in un reattore dell'Aermacchi
che pilotavo. Ero a circa cento metri dal suolo e tempo disponibile
non c'era. A motore bloccato, l'aereo era destinato a schiantarsi
a terra. Meno male che attorno non vedevo abitazioni ma solo campi
e vigne. Giusto il tempo di ordinare a Stefano Comisso, capitano dello
staff di tecnici il quale era sul sedile posteriore, di eiettarsi.
Per emularlo subito».
Duro l'impatto esterno?
«Per Comisso varie contusioni, per me la ferita a un occhio
e due vertebre rotte. Cosicchè sono stati dieci giorni in terapia
intensiva, restando a letto nell'ospedale di Udine per un mese filato.
Quindi ho portato il busto per due mesi prima di iniziare la riabilitazione,
andando molto in piscina e correndo a piedi a più non posso».
Confessi la sensazione avuta quando è risalito nell'abitacolo
del suo aereo?
«Pareva fossero trascorsi solo alcuni giorni dall'ultima volta
e non cinque mesi». |
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Il caccia delle Frecce,
caduto a Rivolto |