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Missione "Columbus '92"

Le “FRECCE TRICOLORI” in NORDAMERICA

del Col. Pil. Alberto Moretti
da "Circolo della PAN" - Notiziario riservato ai Soci del Circolo della Pattuglia Acrobatica Nazionale
1° marzo 2014 - pp. 2-4
Nel 1992 il Capo di Stato Maggiore aderì all’invito arrivato da più parti di celebrare i 500 anni della scoperta dell’America da parte di Cristoforo COLOMBO inviando in Nordamerica la P.A.N. – Frecce Tricolori.
La cronaca di allora ha raccontato ampiamente le tappe di quella meravigliosa avventura.
Prima di ritornarci con alcuni elementi inediti desidero raccontare agli amici del “Pegaso”, tutti esperti di procedure di Stato Maggiore, quello che è noto solo a pochi e che accadde prima di partire: quando e come si giunse alla decisione di approvare la COLUMBUS ‘92.
L’impresa, forse la parte più difficile, cominciò proprio nel Palazzo molti mesi prima della data di partenza da Rivolto.
Il Capo di S.M.A., Gen. NARDINI, che tuttora ammiro per il coraggio che dimostrò, prima di giungere alla decisione indisse varie riunioni con tutti Capi dei Reparti ed il sottoscritto, all’epoca Comandante della P.A.N..
In quelle riunioni venivano esaminati tutti gli aspetti della complessa missione e, come prevedibile, legittimi e comprensibili dubbi e perplessità attanagliavano tutti i presenti.
Erano trascorsi solo 3 anni dalla tragedia di Ramstein e il timore di imbarcarsi in una operazione “percepita” dai più ad alto rischio creava molta diffidenza in tutti i presenti.
Io, piccolo vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro, cercavo di dissipare tutti i dubbi e le incertezze rispondendo in maniera “esaustiva” (termine che ho imparato alcuni anni dopo allo S.M.A.) alle tantissime domande che mi venivano rivolte, tranquillizzando tutti sulle capacità del Reparto di affrontare la delicata e complessa missione.
Il responsabile della S.V. (Sicurezza Volo) era il più tenace avversario, paragonabile a “Cassandra”, di quelli per intenderci che mettono le mani avanti per dire nel caso si verificasse qualche intoppo “l’avevo detto io....”. Continuava a farmi la stessa domanda sull’alternato nelle tratte oceaniche ben sapendo che non avrei potuto dare una risposta.... “esaustiva”.
Alla fine la decisione fu presa e come noto siamo andati e siamo tornati, senza alcun intoppo degno di nota e un solo evento di pericolo dovuto ad un “flame out” al mio velivolo in decollo da Chicago per ingestione di acqua.
La pianificazione fu scrupolosamente mantenuta volando in formazione sempre completa tutte le manifestazioni programmate. Alla faccia delle varie “Cassandre” cui, mi risulta, nessuno chiese il conto.
In quella missione furono registrati dei record che ancora resistono e che penso sia difficile migliorare.
Il primo è il numero di ore giornaliere volate da un Reparto Caccia dell’A.M..
Il giorno della partenza da Rivolto la pianificazione prevedeva due tappe di circa 2 ore e 45 minuti con sosta notturna a Lossiemouth in Scozia.
Giunti a destinazione nel tardo pomeriggio, dopo una rapida valutazione delle pessime previsioni meteo del giorno successivo, decisi che era meglio anticipare la tappa per Keflavik in Islanda. Così facemmo e alla fine i 12 MB 339 PAN volarono per circa 100 ore in un solo giorno.
Il secondo record è quello di distanza.
Al rientro della missione, da Goose Bay, ultima tappa nel Canada abitato, decisi di volare direttamente a Sondestrom (Groenlandia) evitando lo scalo intermedio di Frobisher Bay (Labrador) per una serie di motivi.
La tappa volata fu di 870 NM e penso sia tuttora la tappa più lunga volata dalla P.A.N..
La Columbus ’92 è stata una missione fortemente marcata “Pegaso” perché gli altri Reparti che hanno dato un importante contributo alle operazioni, mi riferisco alla 46 B/A, agli Stormi Antisom, al 31° Stormo di Ciampino erano o comandati o avevano nostri colleghi ai vertici dei Gruppi.
Ricordo un volo con Billy Coco sul Gulfstream per andare a discutere con gli organizzatori delle manifestazioni in USA, le riunioni e le telefonate con Totò per il supporto degli Atlantic e anche Roberto della 46esima.
Il nostro Capo Corso Carletto l’ho incrociato in Canada al seguito del Gen. MELONI Capo D.N.A..
Al nostro rientro a Rivolto ad attenderci il Capo di S.M.A. e una folta delegazione di politici e Autorità.
Ero felice per i risultati raggiunti e per non aver tradito la fiducia in quanti avevano creduto negli uomini delle “Frecce Tricolori”.
L’emozione più grande quando ricevetti i ringraziamenti del Gen. NARDINI che sciolse tutta la tensione accumulata nei due mesi precedente confessando di sentirsi solo ora tranquillo, dopo il nostro atterraggio.
Ci disse “mi sento come un padre quando mette a letto i figli che rientrano il sabato sera dalla discoteca”.
Col. Pil. Alberto Moretti
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