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La nascita dei primi clubs "Frecce Tricolori

di Vincenzo Nigro
da repubblica.it - 29 agosto 1989 [ fonte ]
 
CHARLEROI. È una pattuglia dimezzata quella che sale verso il cielo d' Europa. Un anno dopo Ramstein, dieci piccoli aerei cercano conforto, sicurezza e giustificazione in un discreto quasi timido volo. Un volo poco acrobatico, eppure emozionante e liberatorio, come null' altro era mai stato per i piloti italiani. Domenica scorsa sulle piste del piccolo aeroporto di Charleroi, a 60 chilometri da Bruxelles, la Frecce tricolori sono rientrate ufficialmente in azione; sabato pomeriggio avevano fatto un piccolo volo di prova, solo 15 minuti, ma domenica era l' appuntamento ufficiale. Un aeroporto piccolo Questa prima esibizione pubblica è stata preparata con cura, non soltanto tecnicamente, anche politicamente. Charleroi è un aeroporto efficiente, bene organizzato, ma di piccole dimensioni. La manifestazione aerea che un frenetico organizzatore locale mette in piedi ogni anno è di importanza del tutto trascurabile, tanto che - contrariamente a quanto annunciato nei manifesti ufficiali - le pattuglie acrobatiche di Belgio, Olanda e Inghilterra sono composte prevalentemente da semplici piloti privati. Onesti appassionati del volo come ce ne sono a decine nei ranghi della gente dell' aria. Ma forse proprio per questo l' Aeronautica militare ha scelto Charleroi per l' esordio della pattuglia acrobatica nazionale.
Ramstein non fu un incidente da poco. Accadde esattamente un anno fa, il 28 agosto, nel caldo pomeriggio di una domenica di fine estate. In quei giorni, tutta l' attenzione era concentrata sui 110 all' ora del ministro Ferri, sulle innumerevoli interviste ai vacanzieri in fila ai caselli. All' improvviso le immagini del telegiornale cambiarono, portando nelle case della gente l' esplosione cupa del kerosene. I piloti parlano malvolentieri dei momenti dell' incidente. Capii immediatamente che era accaduto qualcosa, anche se io volavo nella formazione che non venne attraversata dall' aereo del solista, dice uno degli ufficiali della pattuglia. Negli specchietti retrovisori, alle mie spalle, vidi le fiammate. Poi, continuando ad andar su, con il tettuccio rivolto verso terra, a testa in giù vidi gli aerei rovinare fra la gente. Passarono lunghi attimi di silenzio totale fra i piloti della pattuglia, che nel frattempo si allontanavano dalla pista per prepararsi al nuovo passaggio. Il comandante Diego Rainieri, da terra, con la radio, ordinò ai suoi uomini di fare l' appello, di contarsi per capire chi era rimasto in volo, chi era rovinato fra la folla. Per lunghissimi minuti nessuno rispondeva all' appello. Poi qualcuno capì: il numero 1, Mario Naldini, non poteva rispondere, non poteva dare il via all' appello. Un anno terribile E' stato difficile, un anno terribile, confessa a mezza voce un altro dei piloti, che come il suo compagno preferisce non essere citato in nessun modo. A Ramstein oggi è stato scoperto un cippo, porta i nomi dei nostri tre compagni morti, delle vittime fatte fra la gente. Avremmo voluto essere lì. Quel cippo è il segno di un dolore che non potrà passare mai. Nel segno di questo dolore, il volo di domenica è stata una vera e propria prova del fuoco per le Frecce. Dopo un anno di preparazione, la pattuglia ha stabilito nuove norme per le manifestazioni pubbliche. Gli aerei non possono passare a meno di 450 metri dalla linea delle transenne lungo le quali è schierato il pubblico, e non possono abbassarsi a meno di 250 metri. Ma le nuove regole della pattuglia non sono soltanto metriche. La filosofia del volo effettuato domenica è apparsa totalmente diversa; cambiano le figure, non solo le distanze.
All' occhio del profano l' esibizione appare molto tranquilla; i piloti badano a volare correttamente in formazione, più che all' acrobazia in sé e per sé. Mancano quei passaggi, improvvisi, sul pubblico; manca forse l' emozione. Un esperto dell' Aeronautica che ha visto volare i piloti quando si sono esibiti per la Commissione Difesa della Camera che a maggio ha fatto visita all' aeroporto di Rivolto del Friuli, sostiene che i piloti già dalla primavera avevano ripreso buona confidenza col loro lavoro. L' esibizione di domenica è iniziata con un looping in formazione a diamante, e si è conclusa con il tradizionale passaggio sulla pista con i fumi tricolore, il saluto finale al pubblico che i nove MB-339 fanno poco prima di atterrare. La pattuglia ha modificato la bomba, una delle figure più spettacolari, facendo in modo che dopo l' esplosione della figura, gli aerei non si incrociassero più sul pubblico, ma soltanto sulla direttrice della pista. Rivista la bomba La bomba fra l' altro viene ridimensionata dall' assenza del solista, che al momento opportuno si inseriva fra gli altri nove aerei; per quest' anno la Pan non avrà solista, un nuovo pilota deve essere ancora scelto e addestrato. Troppo atipico, troppo lontano dall' Italia e dalle polemiche, dalle perplessità che si sono avute sul lavoro delle Frecce, lo show di domenica è solo un debutto in provincia. Una manifestazione aerea all' Argentario, a metà settembre, sarà il vero ritorno della Pan in Italia.
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