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  28 agosto 1988

Ramstein

La memoria
Il monumento commemorativo nella base di Ramstein
Il monumento commemorativo esterno alla base di Ramstein
La storia del monumento presso il Museo dell'aviazione di Rimini
Il cero commemorativo
... ricordi del S.Ten. R.O.A.M. Andrea Della Rossa...
 

Il monumento commemorativo nella base di Ramstein

Su iniziativa americana, non è però accessibile essendo, appunto, all'interno della base.
Non riporta i nomi delle vittime di quel giorno.
Nelle foto, le celebrazioni in occasione del 20° anniversario (su concessione da Roland Fuchs, che mi ha fornito anche tutte le informazioni riguardo i monumenti a Ramstein e al cero commemorativo - sito web)

Il monumento commemorativo esterno alla base di Ramstein

Costruito su un appezzamento di terra acquistato dalla madre di una delle vittime, nonostante l'avversione di molta gente residente a Ramstein, che voleva dimenticare quel giorno, il memoriale si trova non lontano dalla pista dell'aeroporto, ad un centinaio di metri dall'entrata principale.
A differenza del monumento interno alla base, questo riporta i nomi delle vittime. È stato inaugurato nell'agosto del 1995.

La storia del monumento presso il Museo dell'aviazione di Rimini

Via S. Aquilina, 58 - Rimini
[ sito web ] - [ google maps ]

“Ricordare per non dimenticare“

di Renato Rocchi
tratto da Circolo della PAN - n° 0 - 1/2000 - pag. 3

In sintonia con l’impegno preso dal nostro Presidente in apertura dell’Assemblea, mi sono reso ben volentieri disponibile per portare a conoscenza alla nostra gente, una situazione che ci umilia, che ci offende nel profondo dell’anima. Il “caso”: un “monumento-altare” eretto al Museo dell’Aviazione di Rimini, mettendo in mostra i rottami dei tre MB 339 coinvolti nell’incidente di Ramstein: i piloti Ten.Col Mario Naldini – n.1 leader; il Cap. Giorgio Alessio – n.2 primo gregario sinistro e il Ten. Col. Ivo Nutarelli – n.10 solista.
Era il 28 agosto del 1988. Nel 3° volume della “Meravigliosa Avventura” ho raccolto le impressioni di quei interminabili momenti vissuti dal Cap. Maurizio Guazzetti – n. 4 secondo gregario di sinistra; in apertura del programma, all’incrocio del “Cardioide” una figura nata a Rivolto negli anni ’61 – ’62 ideata, corretta, seguita da quel “mago” che è stato il Magg. Mario Squarcina prima con “6 Sabre” quindi 3+3 poi nel ’63 con “9 Sabre” quindi 5+4 e soltanto nel ’66 con in linea i G91 entrava il “solista” e quindi 5+4+1. Dal ’66 al ’88 il “Cardioide” in 22 anni è stato programmato tra prove di allenamento e presentazioni ufficiali – centinaia e centinaia di volte, senza aver mai dato segno di preoccupazione, pensiero e perplessità.
L’incredibile accadeva quel 28 agosto 1988! Il mio pensiero sulla tragedia: mai nella storia degli “air-shows” si è riscontrato un tale disastro, un tale coinvolgimento di spettatori. In tali situazioni, di solito, a pagare è il pilota, il protagonista e c’è sempre il Padreterno che interviene all’ultimo momento per evitare che paghino gli innocenti. Questa volta il Padreterno era attento altrove. Senz’altro in luoghi meno importanti di Ramstein. Una maledetta fatalità! La memoria, per mettere in evidenza la validità di un programma e la preparazione e la professionalità dei piloti che ieri come oggi compongono un “TEAM” invidiatoci da tutto il mondo Aeronautico.
E vengo al “CASUS BELLI” dando un ordine alle cose. I rottami dei tre velivoli al termine dell’inchiesta vennero accantonati in un Hangar di Rivolto, poi scaduti gli anni previsti di deposito, vennero messi all’asta. Andarono a un rottamaio, che si premurò di contattare il proprietario del Museo dell’Aviazione di Rimini, il Ten. pilota in congedo: Casolari Gianfranco, per informarlo dell’acquisto avvenuto.
Nel giro di poco tempo, con la spesa di venti milioni, i rottami dei velivoli raggiunsero l’area riservata al Museo dell’Aviazione di Rimini. Premetto: si può soltanto immaginare i costi di manutenzione per tenere in linea Velivoli storici e pezzi da Museo, per attirare un pubblico formato per la più parte da “Passionari” e da curiosi, pagando un biglietto d’ingresso di quindicimilalire. La manna, quindi, per il proprietario arrivò con quei poveri resti. E allestì un monumento altare mettendo soprattutto in evidenza il numero del velivolo riportato sulla coda o sul musetto; poi il colore blu del rottame e qualche striscia di tricolore, testimoniavano senza equivoci la provenienza. E non poteva mancare un cartello con la descrizione dell’incivolo in quattro lingue: Italiano, Inglese, Francese e Tedesco, essendo Rimini terra privilegiata dai turisti. La tragedia il 28 Agosto 1988- AIR-SHOW di Ramstein, trovarono la morte tre piloti, cinquantasette spettatori e cinquecentoventi feriti. Per noi rimane la certezza che l’attrazione coniugata con il morboso poteva si dare quei “Ricordare per non dimenticare“ risultati economici ormai insperati. Ed è qua senza voler parafrasare un noto uomo politico che diciamo: non ci stiamo!
La trovata è di un gusto cattivo, spregiudicato che ti dà fastidio che ti prende lo stomaco. Quando poi pensi che quei poveri resti vengono passati per reperti che odorano virtualmente del sangue dei piloti e di tanta povera gente, allora la rabbia ti fa andare in bestia perché è indecente, è da irresponsabile speculare su una disgrazia non voluta al
solo scopo di cercare attrazione, anche se di basso livello, pur di produrre guadagno, coinvolgendo il nome e la professionalità di tre bravi ragazzi. Sapevamo era scontato che questo reparto cui noi siamo orgogliosi di appartenere l’inferno doveva venire al “DAYAFTER”, ma inimmaginabile è stata questa azione, che per la sua crudeltà ci indigna. Pensate che a Pieve di Soligo era dicembre del ’98, alla cena per il decimo anniversario della costituzione del Club numero uno “FRECCE TRICOLORI”, il proprietario del museo dell’Aviazione di Rimini ha fatto dono al presidente del Club numero uno di un Crest considerato originale e opportuno dal “PATRON” del museo un pezzo del timone di quei poveri resti. Un gusto macabro! Squalificante! Ancora: senza alzare “altarini” ad agosto del ’98 il Comando del 313° Gruppo A/A nel decimo anniversario dell’incivolo di Ramstein con una solenne cerimonia militare, svoltasi sull’Aerobase di Rivolto, ha ricordato il Ten.Col. Mario Naldini, il Cap. Giorgio Alessio, il Ten. Col. Ivo Nutarelli e le vittime innocenti coinvolte nella tragedia. Una cerimonia voluta nel segno di “ricordare per non dimenticare”. Certi di avere il consenso della nostra gente e della gente di buon senso, chiediamo al signor Casolari riconoscendogli coraggio e spregiudicatezza nel gestire un museo di cose Aeronautiche, di togliere quel “monumento altare” per ridarsi dignità e rispetto. A voi soci, a voi amici, chiediamo la vostra solidarietà per cancellare una vergogna.
Ieri, rientrando da Trieste, mi sono voluto fermare a Redipuglia sul colle di S.Elia, al vecchio cimitero monumentale per meditare davanti al “cippo dedicato all’Aviatore” è commovente….. La frase scolpita sul vivo sasso del Carso, recita: “OR NON BATTE PIU’ CHE L’ALA DEI MIEI SOGNI”, una poesia d’amore che noi vogliamo dedicare a Naldini, a Nutarelli, ad Alessio ed a tutti coloro che hanno sacrificato la loro vita per la sublime bellezza del volo.
Ricordando per non dimenticare.

“Da Sulle ali della storia“

Questa la risposta “al veleno” del Sig. Franco Casolari, Direttore Responsabile del Museo dell’Aviazione di Rimini, alla “lettera aperta”, letta ed approvata all’unanimità dall’Assemblea del Circolo della P.A.N.
tratto da Circolo della PAN - n° 2 - 1/12/2000 - pag. 5

Ci scusiamo con i nostri lettori, ma siamo costretti a riprendere l’argomento trattato a proposito della Cerimonia d’inaugurazione del monumento dedicato alle vittime di Ramstein, avvenuto il 30 aprile 2000. La maggior parte delle lettere che ci sono pervenute domandavano il perché del mancato invio di una rappresentanza dell’Aeronautica Militare Italiana. In un primo tempo abbiamo addotto delle ragioni quali il ritardo nella comunicazione dell’evento o la difficoltà di reperimento degli indirizzi dei destinatari. Ora chiarite tutte le circostanze ci sentiamo autorizzati a rispondere con ragione e a chiarire i dubbi.
A quanto ci risulta, un ex portavoce della P.A.N. (giustamente esautorato), di nome Rocchi, avrebbe relazionato al Ten. Col. Rossi ex Comandante della P.A.N. (giustamente trasferito), circa l’acquisizione dei resti dei 3 MB 339 P.A.N. e delle presunte intenzioni del Parco Tematico e del Museo dell’Aviazione di Rimini.
Questi inquietanti individui avrebbero presunto scopi ed obiettivi dell’iniziativa senza minimamente conoscerla.
I due discutibili soggetti hanno attuato una strategia di boicottaggio nei confronti di un’iniziativa atta a ridare dignità a coloro che sembravano dimenticati dalla storia. Sono addirittura arrivati a diffamare l’operato della Direzione del Museo dll’Aviazione indicendo per questa ragione una riunione degli iscritti ai vari Club “Frecce Tricolori”, proprio il giorno dell’inaugurazione, usando oltremodo frasi che offendono, oltrechè noi, la Morale Comune. Il loro operato però non si è limitato solo a questo, essi hanno tempestato di telefonate tutti coloro che avevano già dato l’adesione alla lodevole iniziativa, invitandoli a disertarla in nome di una presunta dissociazione dell’Arma. Non soddisfatti di tutto ciò, hanno addirittura chiamato i familiari dei Piloti Italiani invitandoli a non partecipare a quella che era una giornata di tributo al loro sacrificio.
A questo punto non siamo sorpresi per le offese che ci sono state arrecate, siamo solo dispiaciuti che questi due gregari abbiano avuto la facoltà di esprimere un giudizio, facendolo ritenere il parere dell’intera Aeronautica Militare Italiana.
Ora che costoro hanno definitivamente lasciato gli incarichi che poco dignitosamente ricoprivano, liberando la P.A.N. dalla loro presenza, vorremmo sapere a chi dovranno rendere conto del loro operato. Anche solo come privati cittadini, vorremmo infatti sapere come si possa giustificare ai contribuenti che due appartenenti all’A.M.I. , per scopi apertamente personali, abbiano approfittato dei servizi amministrativi ( posta e telefono), per divulgare il falso in nome e per conto di essa. Oltretutto screditando l’immagine dell’Arma nei confronti di una nazione amica qual è la Germania (come già riportato in altro numero della Rivista, i giornalisti tedeschi hanno dato grande risalto alla mancanza della rappresentanza dell’A.M.I.). Tant’è vero che l’Aeronautica Militare Italiana accortasi dell’assurda situazione (complice la disinformazione) in occasione del 28 agosto 2000 (dodicesimo anniversario della tragedia) ha inviato diverse rappresentanze Ufficiali. Di questa attenzione sono grati sia i parenti delle vittime sia la Direzione del Museo dell’Aviazione.
In merito per quanto su esposto il C.D. del Circolo P.A.N. indignato si associa ai responsabili citati (nonché soci) in attesa di inevitabili sviluppi futuri.

Quel monumento al parco tematico di Rimini

di Renato Rocchi
tratto da Circolo della PAN - n° 13 - 18/06/2007 - pag. 2

Il 1° di Aprile 1999 si costituiva sull'Aerobase di Rivolto il “Circolo della P.A.N.”. Si procedeva, quindi, con l'atto notarile ad approvare lo Statuto e all'insediamento del primo Consiglio direttivo: Presidente il Gen. B.A. Vittorio Cumin - vice-Presidente il T.Col. Pil. Umberto Rossi Comandante del 313° Gruppo A/A e vice-Presidente il M.llo Silvano Cargnelutti, in rappresentanza dei sottufficiali.
Il Circolo della P.A.N. diveniva realtà.
A metà aprile il primo incontro con il Consiglio Direttivo.
Indimenticabile quell'incontro. Non avevamo ancora una sede, ed eravamo ospiti dell'amico Pittaro - titolare delle cantine Piero Pittaro (stmttura che viene a trovarsi sulla S.S. 13 Pontehbana), dirimpetto all'Aerobase di Rivolto.
È stato il T. Col. U. Rossi quel primo pomeriggio a portarci la notizia con l'invito a partecipare all'inaugurazione del monumento dedicato alle vittime di Ramstein presso il parco Tematico di Rimini. il 28 agosto 2000 - nel 12° anniversario della tragedia con l'acquisizione dei resti dei tre MB 339 PAN.
E quale primo atto, il Comandante del 313“ Gruppo A.A. in considerazione delle indagini poco edificanti esperire le portava a conoscenza dello Stato Maggiore, dei Comandi dell' A.M. interessati ed a noi: ai “seniores” del “Circolo della PAN” chiedeva il pensiero e il nostro parere.
Il giudizio fu negativo!
Il Comandante U. Rossi chiese a me quale ex portavoce della PAN, a nome Rocchi, di scrivere sul “casus belli" una memoria per portarla a conoscenza alla nostra gente in grigio azzurro.
lo, Rocchi, ex portavoce - scrissi “la memoria”: ricordare per non dimenticare!
Il silenzio regno sovrano da quel mese di agosto 2000; poi finalmente sul N° 8 del periodico Aeronautica di settembre 2006 il provvedimento dello S.M,A.M. che prendeva le dovute distanze dal Direttore del parco Tematico: il Magg. Pil. Gianfranco Casolari.

Il 28 agosto, presso il Museo dell'Aviazione di Rimini è stato inaugurato un monumento a ricordo dell'incidente della PAN avvenuto a Ramstein il 28 agosto 1988.
Il monumento è costituito da una grande teca che racchiude il timone verticale di uno dei tre MB.339 coinvolti nell'incidente ed i rottami dei quali, da tempo conservati presso il Museo stesso sono stati poi fusi in un unico blocco e sepolti a cura dell'Aeronautica Militare che ha anche realizzato il monumento ora inaugurata alla presenza di numerose autorità civili e militari italiane e tedesche nonché delle Associazioni d'Arma locali con labari.

Ci sono voluti 7 anni!
Al 313° Gruppo e al Circolo della PAN va i.l merito della presa di una posizione indignatae di non aver mai mollato!
Al grido di “meglio tardi che mai!”

L'incidente di Ramstein

tratto dal sito del Museo [ fonte ]:

"[...] Questo monumento e la stele che riporta i nomi delle vittime, è un tributo alla sofferenza di tutti coloro che, in un caso o nell'altro, furono coinvolti nel disastro. Ogni anno, in occasione del 28 Agosto verrà ricordato, nel Parco Tematico, a fianco dei resti dei tre velivoli coinvolti nell'incidente, questo tragico evento con una modesta cerimonia aperta a tutti. Il 28 agosto 2000 e 2001 sono, difatti, avvenute le commemorazioni del 12° e 13° anniversario della sciagura, alle quali hanno partecipato i parenti delle vittime italiane e tedesche, il Sottosegretario alla Difesa, diverse delegazioni dell'Aeronautica Militare Italiana, dell'Esercito, della Marina, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, nonché la più alta carica militare tedesca in Italia, rappresentanti dell'Ambasciata Tedesca in Italia, il Sindaco del Comune di Rimini ed alcuni Assessori oltre a tutte le Associazioni Combattentistiche e d'Armi e un folto pubblico.
Tutti sanno che da diversi anni, al Museo dell’Aviazione di Rimini erano esposti i resti dei tre velivoli che si scontrarono nei cieli di Ramstein provocando, il 28 Agosto del 1988 un’immane tragedia. Sanno anche che il Museo li acquistò in modo fortunoso per evitare che andassero dispersi e si occupò di ricoverarli in maniera dignitosa riservando anche una doverosa cerimonia per ricordarne le vittime al sopraggiungere di ogni anniversario. A completamento del progetto di rendere ai parenti delle Vittime un luogo ove ricordare i caduti, il Museo si fece anche carico di erigere un monumento ed una stele che li menzionasse tutti. Le cerimonie che si sono susseguite hanno visto così la partecipazione oltrechè dei parenti, anche delle Autorità sia civili sia militari dei due Paesi più coinvolti, questo ci ha riempito di soddisfazione, ridicolizzando nel contempo le inquietanti critiche avanzate in passato da taluni individui. Forse però qualcosa ancora poteva essere fatto. In verità l’obbiettivo che la Direzione del Museo si era posta era quello di rendere possibile un più vasto riconoscimento del doloroso accaduto anche a livello istituzionale. Come tutti sapranno, questa tragedia era “sopita” sia per gli americani (possessori della base), sia per gli italiani (che l’avevano causata), sia per i tedeschi (che l’avevano sopportata); ognuno per le proprie ragioni non amava ricordarla.
Crediamo che il nostro impegno e la nostra perseveranza abbiano risvegliato l’attenzione, trovando una partecipazione dell’Aeronautica Militare via via crescente. Abbiamo ancora presente la prima Celebrazione con una totale assenza di rappresentati l’Arma (se non a titolo strettamente personale di alcuni), sino a giungere all’ultima che ha visto l’intervento di un considerevole numero di Ufficiali Comandanti. Ciò che avevamo ottenuto non era però ancora il risultato a cui aspiravamo.
L’occasione, dopo un intenso lavoro di diplomazia realizzato da ambedue i Soggetti, si è presentata allorché un alto Ufficiale dello Stato Maggiore dell’Aeronautica in visita al Museo ha proposto una nuova disposizione dei resti, in forma più austera. L’A.M.I. ha anche supportato questo invito offrendosi di costruire, all’interno del Museo, un’apposita teca ove custodire uno tra i cimeli più significativi, ritirando poi il materiale rimanente. La Direzione del Museo ha voluto aderire a questa proposta che rappresentava il coronamento di tutti gli sforzi profusi ad ottenere un riconoscimento ufficiale da parte dello Stato.
Quando i nostri visitatori verranno a trovarci non troveranno più un ammasso di rottami ma
il segno della memoria dello Stato Italiano per l’immane sciagura di Ramstein. Questi resti sono stati donati, come già detto, per la sensibilità e l’interessamento dimostrato, allo Stato Maggiore dell’A.M. affinché li utilizzi nel modo che riterrà più opportuno. Questa definitiva sistemazione, ne siamo certi, soddisferà le persone coinvolte a vario titolo nella tragedia e gli appassionati che ci hanno sostenuto in questa contesa. Per queste ragioni la nostra gratitudine va agli attuali Vertici dell’Aeronautica Militare che nonostante i gravosi obblighi in campo nazionale e internazionale sono riusciti ugualmente ad impegnarsi per colmare questo vuoto. Ci sarà permesso sottolineare anche il fatto che la stessa Direzione del Museo, con questo accordo, ha dimostrato al di là di ogni dubbio, che prima del proprio beneficio tiene in considerazione sia l’interesse generale, sia quello delle Istituzioni con particolare attenzione all’Arma Aeronautica".

I rottami delle Frecce Tricolori sono a Gambettola
Quello che resta dei pezzi ora in possesso di Federico Placucci storico demolitore ormai in pensione

di Piero Pasini
da romagnanoi.it [ fonte ] - 17.07.2013

Federico, come sei giunto in possesso di questi pezzi?
“E’ una storia un po’ lunga. Dopo l’incidente i rottami vennero raccolti dai tedeschi e messi in alcuni container ed abbandonati da qualche parte senza nessuna cura infatti l’acqua piovana ha fatto molti danni ai reperti. Dopo circa dieci anni i contenitori furono portati in Italia e depositati presso la sede delle Frecce Tricolori nell’aeroporto di Udine – Rivolto e qui l’Aeronautica Militare decise di venderli. Furono acquistati da un rottamatore di Gambettola, portati qui e molte parti come le ali acquistati dal museo dell’aeronautica di via S. Aquilina a Rimini con l’intento di esporli al pubblico. Ma qui non rimasero molto. Perchè? Mah! Secondo me perchè l’aeronautica si rese conto di aver commesso un errore a vendere i pezzi, forse ritenendo l’incidente di Ramstein una macchia da cancellare in tutti i modi. Li ritirò dai titolari del museo in cambio della costruzione di un monumento con all’interno alcuni pezzi non visibili”.
Dove sono poi andati i rottami?
“Tornati ai rottamatori furono avviati alle fonderie, ma so che alcuni tornarono indietro perchè radioattivi”.
Come sei giunto in possesso dei reperti che conservi?
Tra tutti questi passaggi mi sono inserito io nell’acquisto del maggior numero di rottami possibili che erano svariati quintali. Lo feci per mestiere, infatti ho venduto la maggior parte di questi, ma alcuni li ho tenuti come un cruscotto completo e pezzi di carlinga oltre a materiale vario”.
Che cosa ti ha colpito di più nel vedere quella mole di rottami?
“Tante cose come il fatto che ogni pezzo era schedato e corredato di un foglio, quasi una mappa, per indicare dove era stato prelevato. Ad esempio i tedeschi hanno controllato ogni cruscotto e smontato molti orologi sicuramente per prendere dei dati sul volo al momento dell’impatto. Tutti quei fogli sono stati dispersi perchè i rottami vennero ammucchiati all’aperto. Acquistai anche un pezzo di carlinga della lunghezza di un paio di metri, al suo interno ho trovato uno scarponcino di volo di un pilota oltre al fodero del coltello che ognuno di loro portava allacciato alla caviglia. In particolare mi ha colpito una piccola radio trasmittente del kit di sopravvivenza spezzata nel punto più solido, indice questo della violenza dell’urto”.
Quali pezzi ti restano?
“Il vil denaro mi ha fatto vendere molti oggetti come i canotti di salvataggio in quanto acquistai diversi sedili ancora completi di tutto il kit di sopravvivenza, ma conservo alcune parti di cruscotto, materiali vari , pezzi del rivestimento della carlinga con il logo delle Frecce Tricolori”.
Si può risalire a quale pilota fosse al comando del velivolo di cui conservi i pezzi?
“I pezzi che ho sono stati presi nel mucchio, quindi è difficile risalire a quale velivolo appartenessero. Tuttavia l’analisi dei cruscotti in mio possesso con i vetri frantumati dall’urto e praticamente congelati al momento dell’incidente ad un esperto di volo potrebbero dire molto circa il velivolo di appartenenza e quindi scoprire il pilota. Il nome di uno questi potrebbe essere ricavato da alcuni numeri di matricola come la targhetta, in mio possesso, di motore che in questo caso è il Viper -Rolls Royce – Fiat modello 632-43 numero di serie Vl 632090 oppure dal sistema radio come Radio Call 54552”.
Federico, cosa pensi nel vedere questi pezzi?
“Mio padre iniziò questa attività di demolitore nel lontano 1924 ed io l’ho proseguita fino ai primi anni del 2000 per smettere perchè fra lacci e laccioli non era più possibile proseguire. Gran parte del mio lavoro è stato quello di demolire materiale militare che acquistavo nelle varie aste nazionali, ma la mia non è mai stata un’attività impersonale, in parte vivevo quei mezzi guidati un tempo da uomini è questo è stato un mio punto d’onore conservare quanto potesse avere un valore ideale e personale. Un rottamatore vede solo il valore commerciale del materiale, io invece mi sento demolitore perchè vedo anche l’aspetto artistico e in questo caso quello sentimentale di ciò che mi passa davanti. Non mi interessa se a Ramstein fu incidente o altro, so che sono testimonianza di uomini coraggiosi”.

Il cero commemorativo

portato durante la prima visita al Museo dell'Aviazione di Rimini dal gruppo tedesco di parenti delle vittime (2002).
In questa occasione, questi hanno avuto un incontro con le famiglie dei piloti e con l'Amministratore Unico del parco di Rimini, il sig. Gianfranco Casolari.

Sul lago Trasimeno

[ google maps ]
a Passignano sul Trasimeno [PG], viene segnalato come monumento dedicato alle Frecce Tricolori.
Links:
[ flickr.com ] - [ aereimilitari.org ]

... ricordi del S.Ten. R.O.A.M. Andrea Della Rossa...

tratto da Circolo della PAN - Notiziario riservato ai Soci del Circolo della Pattuglia Acrobatica Nazionale n° 18 - 10/2009 - pag. 7

Giunsi a Rivolto proveniente dalla Scuola di Guerra Aerea di Firenze, con l'entusiasmo dei miei 27 anni, dopo aver inoltrato formale richiesta alla D.G.P.M. per un mio trasferimento presso il Reparto più entusiasmante di tutta l'Arma Azzurra.
Assegnato al Laboratorio Fotografico del 313° Gruppo A.A., trascorsi due anni che mi riempirono di grandi soddisfazioni per le missioni compiute sia presso i reparti dell'A.M.I. e sia presso quelli delle Forze Armate Europee: gli anni più belli della mia vita Aeronautica!
Purtroppo il mio “sogno” fu bruscamente interrotto per un gravissimo incidente verificatosi sulla base Aerea Americana di Ramstein in Germania, il giorno 28 agosto 1988.
Quel giorno è rimasto nella mia mente in modo indelebile e non lo dimenticherò per il resto della mia vita, in quanto né ha segnato profondamente il corso.
Tutto successe all'improvviso, in una bellissima giornata di sole, durante una manifestazione aerea che si stava svolgendo su detta Aerobase.
Mentre svolgevo le mie consuete mansioni di fotografo della PAN con riprese video, durante le evoluzioni acrobatiche che i nostri Piloti stavano eseguendo con maestria, entusiasmando gli spettatori per la loro alta professionalità e bravura, all'improvviso, mentre il solista chiudeva il suo looping per completare la figura del “cardiode”, si verificò la catastrofe: vi fu una collisione in volo che coinvolse ben tre nostri velivoli e precisamente quelli del T.Col. Ivo NUTARELLI, del T.Col. Mario NALDINI e del Cap. Giorgio ALESSIO.
Le conseguenze furono drammatiche in quanto insieme ai tre nostri bravissimi Piloti perirono circa una settantina di persone e vi furono moltissimi feriti tra quanti stavano assistendo alla manifestazione aerea, perchè investiti da una pioggia di rottami e di carburante infiammato, io tra quelli ne rimasi coinvolto.
Per mia “fortuna” fui immediatamente soccorso dal mio collega M.llo Alessandro MAESTRA, il quale constatato immediatamente le mie condizioni sollecitò con prontezza l'intervento di un elicottero, con il quale fui prontamente trasferito presso l'Ospedale Landstuhl Regional Medical Center, ove ricevetti i primi soccorsi.
Purtroppo, dopo poco tempo trascorso dal mio ricovero caddi in uno stato di completa incoscienza e risvegliandomi, dopo ben settanta giorni, mi ritrovai ricoverato presso l'Ospedale Brooke Army Medical Center, Burn Unit, a San Antonio nello Stato del Texas degli Stati Uniti d'America.
Solo in quel momento ebbi la triste constatazione di essere rimasto con una sola gamba, in quanto la sinistra mi era stata amputata al “terzo distale medio”, a causa di una incipiente infezione, dovuta al carburante ed alla ferita riportata in seguito all'urto provocatomi da un rottame d'aereo venutomi addosso. Avevo nel contempo subito diversi interventi di chirurgia plastica al fine di arginare varie ferite subite in seguito all'attacco delle fiamme.
Nonostante questa mia bruttissima esperienza che ha segnato profondamente la mia vita, il mio cuore è sempre rimasto con le “Mie” Frecce Tricolori e ne vivo costantemente tutte le attività da essa compiute, sentendomi in pieno partecipe di ogni evento al quale viene impiegata.
Oggi in congedo illimitato, è chiaro che il mio pensiero vola sempre agli “amici” che ho lasciato a Rivolto ed è per questo che ho la necessità di tenermi sempre in contatto con loro, con ogni mezzo di comunicazione, perchè mi sento tutt'ora parte integrante del Reparto [...].
 
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