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di B. Catalanotto e Massimo Scala
da "Ali" - Quindicinale di aviazione, anno 13, numero 6, 28 marzo 1961, p. 120-121
Una pista lunghissima su una spianata dove il verde di un inverno da burletta contende vittoriosamente il terreno al più tipico giallo dl stagione. una fila di brevi fabbricati e di baracche. Eccoci a Rivolto. Sul campo poca animazione.
Un tuonare improvviso e quattro argentei « Sabre » abbracciati nella classica disposizione a diamante rimbalzano verso l'alto perdendosi contro la sottile caligine che rende bianco il cielo di queste belle giornale di sole.

La nuova Pattuglia in volo

Gli specialisti all'opera

I « Sabre » si portano dietro una ma di parole in schietto padovano urlate da un tizio che per tarsi sentire da quelli in volo si serve di quel variopinto cariettone che è la « biga » radio, allegra nei suoi scacchettoni bianchi e rossi. Il tizio alla « biga » è Squarcina. Il magg Squarcina. che segue con affettuosa passione l'evoluzione della pattuglia impegnata in questo momento in uno dei due voli quotidiani di addestramento. Intorno. gli altri piloti per cui non e previsto il turno di volo sono assorti ad imparare la lezione che il « capo » con psicologica bonomia impartisce rammentando come e suo stile, tra una facezia ed una frase buttata li con voluta noncuranza, taluni aspetti etici che nella pratica acrobatica debbono essere sempre tenuti a portata di mano. Le tute azzurre, su cui batte ciondoioni il buffo tubicino dell' « anti-g » si muovono e si agitano seguendo sincronicamente le evoluzioni della pattuglia dalla quale gli sguardi non vengono mai distolti. Abbracci, saluti, Squarcina si stacca qualche momento il microfono dalle labbra per tosto versarci dentro qualche « frizzante » avvertenza. Un secco ordine del capo-formazione, un altro schiocco violento. Questa volta i « Pony » (nominativo radio della pattuglia) sono vicinissimi e girano bene tonneau spalancando finalmente il sorriso e l'approvazione del « Mario nazionale ». Quindi si impennano, si rituffano, ecco l'apertura ormai classica della bomba, i quattro F-86 a malincuore si separano poi quasi per la gioia di ritrovarsi, si precipitano nuovamente gli uni contro gli altri per separarsi ancora e ritrovarsi come certe eroine da balletto. Un'ultima riunione e l'apertura che prelude all'atterraggio
Cerchiamo di riavvicinarci a Squarcina che non vedevamo dal fatidico ritorno dei « Diavoli Rossi » dalle Americhe. Ma Squarcina ha ancora da fare, segue i suoi rampolli anche nella manovra di avvicinamento ed in quella di ruilaggio. La « Pattuglia », mi dice, deve apprendere ad agire perfettamente all'unisono: ciascun gesto, ogni manovra deve registrare l'esecuzione contemporanea di tutti gli elementi. Poi di nuovo nel microfono: « Cossa ti fa ti, numero quattro, rula più adagin » e volto ad un tenente che ha in mano un volumlnoso blocco dl appunti: « Ti segna multa al quatro, rulava tropo visino al tre ».
ll sistema delle multe è più ferreo dl quello del Pizzardoni; vi sottostà anche ll suo codificatore, lI Comandante, chiunque abbia a sgarrare, tanto nelle manovre di volo quanto nelln vita comune a terra, o non tenga a puntino ll proprio comportamento perfettamente adeguato al sincronismo della vita della Pattuglia, viene punito con multe pecuniarie a beneficio di un fondo comune che magari alla fine si tramuterà in dorati polletti annaffiati dal generoso vino delle tipiche « ostarie » della zona.
Ma il titolo, mi direte a questo punto, cosa c'entra in tutto questo Campoformido? Bene. Anzitutto Campoformido è ad un tiro di fucile ed i ragazzi addirittura alloggiano nel vecchio Aeroporto udinese venendo qui soltanto per le loro rincorse inebrianti. E poi qui la gente, l'aria, i prati, sono gli stessi di Campoformido. E’ vero, non c'è più l'Arizona Bar, non cl sono più i ponti di una volta alti sulle loro arcate a scavalcare gli impetuosi fiumi veneti e soprattutto non ci sono più i C.R. 20 con cui girarci addirittura un looping attorno. Oggi il volo moderno richiede una disciplina assoluta e l'abito mentale del pilota è mutata. ma lo spirito è ancora quello ardito e scanzonato di allora. La gente di qui, assuefatta come nessun'altro a vedere girare per le strade questi ragazzoni vestiti d'azzurro, riesce a comprendere perfettamente queste cose ed oggi come allora, quanto la Pattuglia è in volo, decine di visi si appiattiscono contro la rete di recinzione del campo che corre parallela alla vecchia strada per Udine, la stessa che costeggia il prato di Campoformido.
Qui tutto parla delle tradizioni dell'Arma, tradizioni guerresche, di quando in clelo giostravano i piccoli caccia della guerra vittoriosa del 1915-18. I nomi di Baracca, di Scaroni, di Olivari, di Ruffo e di tutti gli altri sono rimasti popolarissiml ed i nomi delle località mutate nella loro fisionomia o addirittura abbandonati dalle esigenti ali di oggi, ritornano sempre nei discorsi di volo che qui la gente fa volentieri: San Pelagio, Campoformido, Istrana, ecc. ecc.
La gente vuol bene a questi ragazzi, gente friulana, semplice e franca li considera propri. E forse come generati da una meravigliosa matrice, non sono figli del Veneto diecine e diecine di piloti della purissima e genuina storia della nostra Caccia? C'è stato un tempo che nell'Aeronautica italiana era entrato nel gergo così come nella marineria italiana il linguaggio battuto è tuttora un misto di genovese e napoletano. Anche in questa Pattuglia i veneti non mancano a cominciare dal Comandante, Squarcina è infatti di Padova e ci sono almeno un paio di gregari la cui «ciacola » tradisce da lontano l'origine. Ma c'è una sorpresa in fatto di campanile.
Se Squarcina nella compagine rappresenta quello che nelle Squadre di calcio e il Direttore Tecnico. o D. T. fa più fino, proprio come nelle squadre calcistiche anche qui c'è un capitano « giocatore » che guida la formazione in volo e decide del momento e della esecuzione delle ligure e delle trasformazioni preparate prima a tavolino secondo un vario programma di esibizione. Questo capitano, e di un autentico capitano si tratta, è il siciliano Massimo Scala, bruno come un siciliano può esserlo, Scala è il primo capo-formazione siciliano di una pattuglia acrobatica nella storia dell'Arma ed il tatto ci inorgoglisce non poco... da buoni siciliani.
ten. Panarioten. Panario
ten. Ferriten. Ferri
ten. Sabbatiniten. Sabbatini
s.ten. Imparatos.ten. Imparato
s.ten. Vianellos.ten. Vianello
cap. Scalacap. Scala
ten. Pinatoten. Pinato
Visto che siamo venuti nel discorso dei nomi vediamo di presentarveli tutti questi ragazzi. Capitano Massimo Scala, dl Milazzo, ventotto anni, è quello che si dice un bravo ragazzo nel senso più completo della parola, quasi un'aria da primo della classe, ma un primo della classe simpatico e gentile come raramente se ne incontrano sui banchi delle scuole. Attaccatissimo alla tradizione del suo Reparto rivela sotto udindole apparentemente tranquilla tutta la intelligente vivacità mediterranea del siciliano di autentico stampo. Appassionatissimo al volo, ha un ottimo curriculum professionale che si concreta in 1600 ore di volo di cui 1250 su aviogetti quasi tutte spese sugli F-86 della amatissima « Quarta » ai cui colori si sente indissolubilmente attaccato. Preciso. attento. perfetto conoscitore delia macchina, ha già avuto agio di sperimentare la dura corvée di capo formazione ando la Pattuglia del « Cavallino Rampante » durante il 1960 quale riserva della Rappresentativa Nazionale. Ha tutti i nmneri per divenire uno dei migliori capi pattuglia della infinita serie sfornata dalla Caccia italiana e forse lo è già...
Onore all'età: il ten. Franco Panario è una vecchia volpe della 4a A.B.; dall'aria apparentemente sorniona a vederlo in volo ai comandi dell'F-86 ha tutte le caratteristiche dell'aquila di razza. Torinese, è nato nella città della mole nel febbraio del 1929, quindi non è da considerarsi un nonnetto anche se e ii più vecchio dei gregari; ci tiene a far sapere che è del 10° Gruppo; proveniente dai Corsi per Ufficiali di Complemento è passato da qualche tempo in servizio effettivo, ha accumulato nella sua carriera 2300 ore di volo di cui 1500 su aviogetti.
Tonino Ferri, pardon, il ten. Antonio Ferri lo conoscono tutti alla 4° da cui proviene e fuori. Giovane, ha tuttavia una carriera Intensissima alle spalle che gli ha fruttato eccezionali esperienze di volo. Brevettatosi In America su T-6 alla Craig A.F.B. nel 1962, ha poi militato quale istruttore nelle scuole su vari tipi di macchine: istruttore di volo strumentale si tiene aggiornatissirno agli evolventisi programmi standard con la volontà del tecnico appassionato. Un professore insomma. Per questo nella Pattuglia oltre che elemento tuttofare gli è affidato il ruolo del solista che esegue con stile personale e pur tuttavia classicissmo: fulminei passaggi, rovesci e tonneau impeccabili in più tempi secondo il repertorio migliore dell'acrobazia Individuale. Ferri è di Bologna ove é nato nel marzo del 1929 ma lui vissuto lungamente In Africa, a Mogadiscio; ha pilotato un mucchio di aeroplani e su di essi ha totalizzato 3250 ore di volo di cui 1800 su aviogetti; provenienti dagli Ufficiali di Complemento. è adesso in Servizio Effettivo.
Il ten. Carlo Sabbatini uscito dal Corso « Orione » II dell'Accademia Aeronautica è nato a Roma nel 1935. giovanissimo quindi; ha prestato servizio sempre alla 4a A.B., ha totalizzato 100 ore di volo di cui 700 su T-33 ed F-86. Un romano classico nella loquela e negli atteggiamenti, ha in comune con tutti gli altri una inesauribile passione per tutto quanto riguarda il volo ed è da tempo laterale nella « Pattuglia » che con le Insegne del « Cavallino » si è esibita nel 1960.
Unico appartenente dalla 2a A.B. per ora il ten. Pinato Gianni, un simpatico padovano proveniente dal Corsi per Ufficiali di Complemento ed unico ammogliato della combriccola ad eccezione na-turalmente del « vecio » Squarclna. È stato sfornato niente di meno che dal primo corso sperimentale che iniziò le Scuole direttamente sul T-6, una innovazione allora. Anche lui giovane, del 1934, Pinato è una matricola della Pattuglia acrobatica e come tutte le matricole ha una gran voglia di fare. La stessa voglia di fare degli altri due « esordienti » dell'assieme. Il sten. Bruno Vianello ed il sten. Silvano Imparato rispettivamente noti nell'ambiente della Pattuglia come « Il gatto e la volpe ». Veneto ma abitante a Roma, Vianello; romano, quasi autentico, Imparato; tra tutti e due non raggiungono i 47 anni. Voglia di volare tantissima: sono qui per questo; in confronto al più anziani il loro carniere di ore volate è assai piccolo. Sono alla 4a da circa un anno, ma hanno avuto la fortuna di essersi fatte le ossa in coppia con un cannone, il maresciallo Giardinà che li ha ottimamente condizionati al volo collettivo. Due cannoni in fabbricazione con una polveriera di entusiasmo in corpo; per parlarne ancora e del resto le pagine con particolare energia, sotto l'occhio vigile e saputo di papà Squarcina.
Il quale Squarcina, sarebbe troppo noto par parlarne ancora e del resto le pagine che precedono trattano delle gesta del « Super Diavolo ». Piuttosto con tutta la stima che avevamo dell'ottimo Mario e delle sue eccezionali quanta dl pilota non lo conoscevamo ancora sotto li particolare profilo psicologico del comandante-maestro. Abbiamo seguito in due giornate Intensissime la vita del nuovo assieme acrobatico e se c'è qualcosa che ci ha colpito è proprio l'atmosfera di sano cameratismo, di serena dedizione al particolare compito, sotto la impeccabile regia di Squarcina. Già abilissimo conduttore di una delle nostre più famose Pattuglie egli adesso sta preparando e mettendo a punto Il programma del nuovo complesso seguendo da lontano i suoi ragazzi, assistendoli in mille modi ed usando ora il pungolo ed ora il convincimento ma con una carica di umanità sempre aderente perfettamente all'etica militare. Dal briefing pre-volo e post-volo in cui vengono preparate e quindi commentate le figure del programma quotidiano di addestramento; ai consigli dati al gregario per una necessaria messa a punto tecnica abbiamo riscontrato In Squarcina la mano adattissima al delicato compito. Impegnato in questa fatica il maggiore Squarcina è ritornato anche a scartoffiare per la piccola unità con maggiore entusiasmo di quando dopo i tre anni di Pattuglia era finito In un Ufficio in quel del comando della 5a A.T.A.F. « Vedi, mi diceva, a forza di scrivere mi era venuta questa infezione » e mi mostrava una mano largamente fasciata da una benda.., allergia alla penna o nostalgia della cloche?
Ma quasi stavamo dimenticando di dirvi che eravamo venuti qui a Rivolto per l'ultimo anello editoriale di questa prima storia dell'Acrobazia collettiva giacchè a Rivolto si sta organizzando una nuova fase per l'attività della rappresentativa acrobatica nazionale. Fino ad ora annualmente una Aerobrigata era chiamata a fornire il contributo della formazione nazionale, imponendo un onere organizzativo al Reparto che esorbitava dalla pressante attività operativa. Si è deciso un « rischierarnento », perdonateci questo brutto neologismo ufficiale, appunto a Rivolto di alcuni piloti e velivoli con il contributo di tutte le Aerobrigate. Per ora li nucleo principale è stato tratto dalla 4a avvalendosi per saldare l'attività del complesso con la formazione già allenata che era stata di riserva nel 1960. Nella più agile organizzazione si presentano tempi ancora più brillanti della nostra Nazionale acrobatica. Il « rischleramento » ha imposto una fase organizzatIva che all'epoca della nostra visita a Rivolto era ancora In pieno inizio e sviluppo. È previsto l'arrivo dl nuovi gregari da altri Reparti e gradatamente l'assieme giungerà alI'efficienza auspicata.
Abbiamo visto la Pattuglia in volo e possiamo dire che è nel pieno dello stile inarrivabile della nostra acrobazia, i gregari si alternano agli ordini del capitano Scala e con li magg. Squarcina puntualmente alla « biga ». La formazione attuale è di quattro aeroplani ma è previsto un progranuna più nutrito che verrà gradualmente messo a punto.
Le premesse per un successo completo della nuova nazionale ci sono. I « ragazzi » oltre che volatori di classe sono provvisti e dotati di un entusiasmo genuino. Professionalmente preparatissimi, come si conviene a piloti moderni, hanno un rispetto ed un'ammirazione sinceri per gli anziani e per coloro che giusto in queste regioni li precedettero nel mettere a punto le più fantasiose manovre. I discorsi sono quasi tutti improntati al volo ed a cose aeronautiche anche se ad un certo punto c'entrano per qualche verso le belle ragazze che da queste parti abbondano... ma ripetiamo gli aeroplani ed Il volo sono la primissima ragione di vita e non potrebbe essere altrimenti. Ora sono tutti presi dal problema della scelta del nuovo nome da dare al complesso nazionale e dai velivoli che aspettano la nuova scintillante verniciatura impegnando comandanti e gregari in accese discussioni sull'argomento.
In questi tempi di crescente, piatto tecnicismo un tuffo nell'ideale ambiente di Rivolto-Campoformido farebbe bene a chiunque sia Innamorato del volo. Ed è con la pungente nostalgia di quella vita all'aria libera tra le folate di cherosene e l'ululato dei « Sabre » che siamo ritornati alle nostre stanze redazionali, con tanta Invidia per quei « ragazzi » ma anche con rinnovato spirito.
Nel chiudere il capitolo provvisoriamente ultimo di questa storia abbiamo almeno la certezza che altre pagine potranno essere scritte: sappiamo per sicuro che saranno pagine ricche di nuovi allori.

Foto di gruppo

Naso all'aria alcuni piloti della Pattuglia osservano
le evoluzioni di una coppia di F-86F in volo di addestramento

La Pattuglia del « Cavallino Rampante » edizione 1960, essendo in turno di Riserva, ha svolto una attività limitata alle manifestazioni a carattere nazionale. Essa è nata conte espressione dello spirito dei Piloti del Reparto che, ancora oggi, conserva con la sua 91a Squadriglia il culto delle tradizioni più significative. E non soltanto i Piloti sono depositari di questa tradizione, in un certo senso impegnativa, ma anche quel personale che, svolgendo mansioni tecnico-professionali, con il proprio quotidiano e forse poco appariscente lavoro, permette ad una grande organizzazione, quale oggi è una moderna Aerobrigata, di poter essere perfettamente funzionale.
Occorre qualche mese prima che una Pattuglia acrobatica, dopo la sua formazione, acquisti una sua fisionomia; essa fisionomia è la sintesi della personalità di tutti i componenti: piloti e specialisti. Come in una grande famiglia, ciascuno impara a conoscere e stimare l'altro, a capirne il carattere: così nascono quelle amicizie che altrimenti, in condizioni ambientali differenti. richiederebbero forse diversi anni.
Per una Pattuglia acrobatica che nasce, è necessario che vi sia un consulente tecnico, cioè un Pilota esperto che, con i suoi suggerimenti, permetta al capoformazione ed ai suoi gregari di abbreviare i .tempi. Questo compito fu affidalo al magg. pil. Nunzio Defraia caduto nel cielo di Grosseto il 29-5-1960. Non è facile descrivere la personalità eccezionale di questo Uomo che. oltre a possedere particolari doti d'artista, era soprattutto pilota di fama internazionale.
Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo su quale straordinaria carica di energia fosse in Lui.
I Piloti del « Cavallino Rampante » iniziarono, pertanto, i primi passi guidati dai saggi suggerimenti del magg. Defraia. Manovre particolari non ne furono « messe a punto », perché nella fase iniziale è importante anzitutto perfezionare quelle classiche. Cosi il 15 Maggio 1960 a Savona essi affrontano la prima manifestazione. Guidati dal cap. Santucci, con la classica formazione del diamante, la Pattuglia fa la sua prima apparizione in pubblico. Comincia così il ciclo che continuerà in ordine di tempo a Latina, Vergiare, Venezia, Loreto, Massa, Messina, Reggio Calabria e Rieti. In queste ultime manifestazioni la formazione guidata dal cap. Scala era composta dai Piloti: ten. Ferri Antonio, ten. Panaria Franco, ten. Sabbatini Carlo, ten. De Angelis Vittorio.
Validi collaboratori sono stati il cap. Fiore ed il cap. Tascio che in epoche successive curarono l'addestramento iniziale, ricordiamo anche il ten. Paganelli, consulente del complesso dopo lo scomparsa del magg. Defraia, In questa rapida rievocazione più che doveroso ricordare il personale tecnico tutto che si è generosamente prodigato con quella competenza e genialità la quale contraddistingire gli Specialisti della Aeronautica Militare. Un cenno particolare perciò al m.llo Chelazzi ufficiale tecnico ed ai suoi uomini: il m.llo Letizia. il serg. m. Paolucci, ed il serg. Leoncino, Locci, Andreatini, Silvi, Oliviero, Morroni, Tito, Carfora, Di Somma, Bianco, Petrone.
La calorosa e simpatica accoglienza dei vari Aero Clubs ha, talvolta, stupito i Piloti ed è piacevole constatare il genuino entusiasmo delle folle presenti alle varie manifestazioni. La pattuglia acrobatica è certamente il mezzo più efficace per sollevare e sostenere questo entusiasmo, necessaria eco alla vita dell'Arma Azzurra.
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