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3 MARZO 1961: la nascita della P. A. N.

da "La meravigliosa avventura" di Renato Rocchi - Aviani Ed.
Nuova Era storica per la P. A. N.
"Il 3 marzo, sulla piazzola in testata pista 06 dell'aeroporto di Rivolto, un uomo, un pilota, scrutava il cielo pieno di sole nell'attesa di qualcuno, di qualche cosa.
Nella sua mente, progetti, propositi e disegni si succedevano in un sogno da realizzare. Finalmente un rumore lontano lo faceva trasalire. Pochi secondi e sul campo si presentava la formazione a "cuneo" di sei "Sabres" per un passaggio.
Il team si allontanava, si portava sulla città di Udine, poi sull'aeroporto di Campoformido, dove seguiva un "looping", per rientrare su Rivolto e presentare un "programmino" acrobatico.
Dal momento dell'entrata sul campo dei 'Sabres", lo sguardo di Squarcina non li lasciò un momento. Con la commozione alla gola li seguì su Udine, su Campoformido, li controllò su Rivolto in ogni manovra.
Al parcheggio i piloti andarono incontro al nuovo "Capo" per stringergli la mano, per avere il conforto del bravo. "Ragazzi, una pattuglia acrobatica non è fatta soltanto di passione e di volontà, ma anche di parametri da mantenere! - tuonò bonariamente Squarcina. - Domani incominceremo con una formazione di quattro".
Quei sei bravi ragazzi presero la strada del Circolo Ufficiali per festeggiare con Squarcina l'arrivo e l'inizio di una nuova vita. In linea rimanevano i sei "Sabres" con sulla coda l'emblema del "Cavallino Rampante".



Piloti, specialisti e velivoli prendevano la nuova identità.

I piloti:
Cap. Massimo Scala, leader
Ten. Carlo Sabbatini, gregario sinistro
S. Ten. Bruno Vianello, gregario destro
S. Ten. Silvano Imparato, gregario sinistro
Ten. Franco Panario, gregario destro
Ten. Antonio Ferri, fanalino
Il 3 marzo l'avvenimento, anche se l'atto di nascita porta la data del 1° marzo.
Per il volo acrobatico collettivo italiano è l'anno zero di una nuova Era storica.

E venne domani. Il mito continua.

Squarcina aveva la "cura" pronta per portare ai giusti parametri quei bravi ragazzi, che possedevano un basico invidiabile - erano stati addestrati da due fuoriclasse del volo acrobatico individuale: il Magg. Lilino De Fraia ed il M.llo Antonio Giardinà -, mancavano però nella tecnica della formazione.
Bisognava affinare la manovra, mettere a fuoco la prospettiva, creare una mentalità di "team", con lo scopo di giungere al più presto ad un accettabile programma acrobatico.

Cinque giorni di libertà ai piloti per la sistemazione logistica a Campoformido e per dare modo a Squarcina di fare il punto della situazione, nonché di pianificare un programma "d.o.c.".

Al momento della costituzione dell"'Unità Speciale", questa la forza del personale assegnato:
- 1 Ufficiale Superiore Comandante
- 6 Ufficiali subalterni piloti - provenienti dalla 4^ Aerobrigata
- 27 Specialisti
- 10 Autisti
- 1 Maresciallo Pilota (Ufficio Segreteria)
- 1 Sottufficiale Armiere con mansioni di ufficio
- 1 Graduato scritturale

I piloti componenti il "team":
- Magg. Mario Squarcina Comandante l'"Unità Speciale" e Supervisore
- Cap. Massimo Scala leader
- Ten. Carlo Sabbatini 1° gregario sinistro
- S.Ten. Bruno Vianello 2° gregario destro
- S.Ten. Silvano Imparato 2° gregario sinistro e fanalino
- Ten. Franco Panario 2° gregario destro e fanalino
- Ten. Antonio Ferri solista ed alternato.

La linea di volo era composta da 6 F.86 SABRE, un intercettore diurno in dotazione a quei tempi alla 4a ed alla 2a Aerobrigata.
Al sesto giorno Squarcina dava il via al suo piano operativo: primo mattino "briefing", poi voli in formazione di quattro velivoli ed in coppia, con lui, Squarcina, alla "posizione radio campale", conosciuta in gergo con il nome di "Biga".

Ed era proprio in "Biga" che Squarcina esprimeva tutta la sua capacità didattica e la sua professionalità. Sapeva prendere per mano "leader" e gregari, condurli con i consigli, con i suggerimenti, con le correzioni durante l'esecuzione della manovra, infondendo al "team" fiducia, incoraggiamento, sicurezza, desiderio di superare l'ostacolo.
Questo era il "mago Squarcina".
Dopo il volo, il "debriefing". Una relazione severa, senza peli sulla lingua, sul volo in ogni sua manovra, in ogni trasformazione e successiva figura geometrica. L'"anatomia" di un volo dal decollo all'atterraggio.

Nel pomeriggio, Squarcina riprendeva a combattere con l'incomprensione degli altri, di coloro che non credevano o che non volevano credere in questo "nuovo corso", con l'apatia e con l'indifferenza di non pochi, con incarichi superiori e, naturalmente, vestiti in grigio azzurro. I problemi ancora da risolvere per tenere in vita l"'Unità Speciale" erano cento, mille e bisognava risolverli a tutti i costi per sopravvivere.

In agenda in quei giorni:
- l'addestramento acrobatico;
- l'assegnazione di piloti e di specialisti;
- il mantenimento della Combat-Readiness dei piloti assegnati;
- l'assegnazione di un Ufficiale Medico al Reparto, per il momento "dato in prestito" dal 6° Gruppo I.T. di Base a Campoformido - anche se, per assicurare la continuità dell'attività volativa, l'assistenza sanitaria a Rivolto era assicurata "a distanza" (Clinica Villa Bianca di Codroipo) da un medico civile convenzionato, "al secolo" l'amico Dott. Massimo Bianchi;
- la verniciatura dei velivoli a Pratica di Mare;
- la collimazione delle armi di bordo a Cameri;
- lo studio di un distintivo che personalizzasse il "team";
ed ancora:
- la vestizione per i piloti (dalla tuta anti-G, al casco, ai calzini, ai ricambi) e per gli specialisti;
- il sollecito per il materiale di linea, che non arrivava mai, dalla "trousse" al trattore, dal carrellino alla scorta gomme.

Quale "Unità Speciale" era tutto da creare.

Erano questi i pensieri, i problemi ed i crucci di ogni pomeriggio per il Comandante del neo costituito Reparto acrobatico. Un inizio piuttosto sofferto per Squarcina, il quale, pur nelle immancabili delusioni provate, sapeva di avere dalla sua, in quel difficile momento, il Gen. Luigi Bianchi - Comandante la V A.T.A.F. e la 1^ Regione Aerea, il Gen. Luciano Nimis, il Col. Nerino Piccolomini, il Col. Bruno Alessandrini e l'amico fraterno "Ceo" - Ufficiale dello "staff' della 1^ Regione Aerea, nonché il Col. Aldo Gon, Comandante dell'Aeroporto di Campoformido, la Base che assicurava all'Unità l'assistenza logistica ed amministrativa, ma soprattutto di essere sorretto dal Gen. Aldo Remondino - un pilota che aveva vissuto la sua "meravigliosa avventura" nell'esaltazione e nella sofferenza - quale "leader" di un "team" acrobatico prestigioso: il "Cavallino Rampante", negli anni 37-'38, e che era perfettamente a conoscenza delle difficoltà in cui si dibatteva Squarcina.

E' verità che, se il progetto "Unità Speciale" promosso da Squarcina e da Ceoletta andò a buon fine, il merito va tutto al Gen. Aldo Remondino, allora Consigliere Militare presso il Quirinale. E la sua determinata volontà fu tale da essere oggi, giustamente, considerato il "padre spirituale" della P.A.N. - "Frecce Tricolori".
Questo va detto e va scritto per la Storia.

Il Comandante poteva contare anche in famiglia sulla collaborazione di tre piloti del "team", scelti con l'istinto del passionario ad oltranza, votato al "tutto amore e tutto odio", sentimento radicato in Squarcina, e che non sempre lo portò a segno.

I tre "giubilati": il Cap. Massimo Scala, che nella veste di "leader" si interessava dell'operatività del Gruppo "fuori addestramento acrobatico" (poligono di tiro - munizionamento di lancio -collimazione velivoli - vestizione piloti - rifornimenti); il Ten. Tonino Ferri, il più anziano dei "sei", il più esperto non solo per ore volate, il più valido e il più costruttivo; a lui il compito di seguire la verniciatura dei velivoli, la messa a punto dei fumogeni (operazioni queste che si esegui-vano sull'Aeroporto di Pratica di Mare) e, nella sua qualifica di istruttore, di addestrare i piloti nel volo strumentale; il Ten. Franco Panario, a lui il compito di studiare una bozza del distintivo di Reparto, nonché il colore di fondo del velivolo, con riferimento alla nuova identità, più aderente e più propria, data al "team": da "Unità Speciale" passava a P.A.N. - Pattuglia Acrobatica Nazionale.

Ad ogni modo ai "giubilati" era permesso pensare. La parola spettava a lui, al "boss".

In compenso, ad altro livello, Squarcina sottostava al benestare del Gen. Luigi Bianchi, Comandante la 12a Regione Aerea.
Ubi maior... e per il "Supervisore all'addestramento" anche il consiglio valeva l'ordine.

Il 9 marzo veniva assegnato alla PAN il Ten. Gianni Pinato, proveniente dalla 2^ Aerobrigata, un Reparto con in linea il SABRE. Pinato aveva al suo attivo oltre 1.600 ore di volo. Perciò niente voli di transizione, e via! con l'addestramento acrobatico per portarlo quanto prima nella formazione. E con Pinato i piloti in forza erano sette. Squarcina metteva “in essere” 2
programmi di volo:
· il programma “Normale” di 4 velivoli + 1;
· il programma “Alternato” di 4 velivoli + 1.
La disposizione dei piloti nella formazione:
Scala
Sabbatini - Vianello
Imparato
Ferri (solista)
Un programma, il “Normale”, che non accontentava Squarcina, ma che era più che accettabile per quell'inizio di stagione. La manovra che più faceva disperare il “Supervisore” era il ricongiungimento che seguiva l'incrocio della “bomba”. Mancava intesa, coordinamento, tempi troppo lunghi per rientrare a “rombo” di 4.
Squarcina si sgolava in “Biga”, si sfogava con chi gli stava d'attorno. Sembrava volesse distruggere quei quattro bravi ragazzi. É vero che i tempi morti venivano magistralmente riempiti dal “solista” - un Tonino Ferri sempre all'altezza della situazione ma lui, Squarcina, non si dava pace. Poi al “debriefing”, davanti ai protagonisti, non tuonava, si mollava tutto latte e miele sulla diagnosi della manovra. Squarcina era maestro anche in pretattica. A fine marzo la linea di volo contava 10 velivoli F.86E, anche se disponibili ed efficenti non erano più di 6, in quanto 3 erano in rotazione a Pratica di Mare per la verniciatura e l'installazione dell'impianto fumogeno, il quarto, invece, a Cameri per la collimazione delle armi di bordo.
Nello stesso periodo veniva assegnato al Gruppo il Ten. G.A.r.a.t. Mario Pitassi. Un tecnico - quale responsabile della Sezione Tecnica della PAN - non nella "pianificazione Squarcina".

Adesso aleggiava nel "team", quel "feeling", quella passione per l'attività particolare e specifica, e, di certo, i risultati ottenuti con un programma di volo ancora povero di figure, ma perfezionato nei parametri e nella prospettiva, avevano contribuito a portare una certa euforia.
Squarcina, poi, aveva avuto il battesimo del volo al 4° stormo C.T., in tempo di guerra, e conosceva le tradizioni del più blasonato - già allora - Reparto da Caccia dell'Aeronautica, nonchè quella specie di sindrome da 4° stormo che l'ambiente contagiava.
Di conseguenza percepiva, sentiva che quei sei bravi ragazzi soffrivano di nostalgia - Rivolto era soltanto sopportata - e si rendeva conto che non potevano garantirgli la continuità.

Per tentare il tutto per tutto, nella ricerca di mettere pianta stabile in Friuli, Squarcina creò, ideò il gemellaggio del "team - PAN" con i "Bianchi Lancieri di Novara", il reggimento di Cavalleria di stanza a Codroipo, a pochi passi dall'aerobase.
Questo in considerazione che Francesco Baracca, Maggiore di Cavalleria, pilota, eroe, era stato l'asso di quella 91^ squadriglia, oggi inserita nel 10° gruppo del 4° stormo, portando al Reparto prestigio e quel "cavallino rampante" che divenne in seguito il simbolo, l'insegna del 4°.
Così non mancava occasione per trovarsi assieme - Cavalieri del Novara e piloti della PAN - ad un pranzo di Corpo a Rivolto o ad una cena al Circolo dei "Bianchi Lancieri"; capitava anche che in casa PAN, al termine del pranzo, si salutava la fraterna amicizia con il "Gheregheghez", il "grido" della Caccia, con il "Al lupo!... Al lupo!" in casa del "Novara Cavalleria".
Certo che Squarcina le pensava anche di notte. O meglio, le pianificava di notte. Di giorno le metteva in atto.
Una missione non certo di facile soluzione. E tutto per tenere i "ragazzi a casa".

I problemi tecnico-logistici, anche se con qualche difficoltà e sofferenza, si stavano risolvendo. L'addestramento acrobatico era a buon punto, tant'è vero che Squarcina inseriva la figura del “cuore” con 4 velivoli: ½ “looping” - apertura 2+2 e incrocio descrivendo con i fumogeni la forma del “cuore”, nonché l'ingresso del “solista” nell'apertura della “bomba”.
Due figure che davano un volto nuovo al programma e tenevano su di tono i piloti.
Arrivavano anche da Pratica di Mare i primi velivoli verniciati P.A.N.: carlinga ed ali colore blu-scuro, quasi nero, dall'abitacolo al musetto era disegnata una losanga con fondo di un azzurro rinforzato, e, al centro, una freccia, quale segno della Caccia; sotto le ali e sotto il piano di coda, in longitudinale, strisciava il rosso, il bianco ed il verde. Nel pomeriggio del 3 maggio era un mercoledì veniva pianificato un volo di ambientamento per Scala a n.3 (gregario destro) e Pinato a “fanalino”, con Squarcina “leader” e Ferri a n.2 (gregario sinistro). Decollo alle 15.05 in formazione di “rombo”.
Dopo una serie di manovre acrobatiche sul campo, la formazione si portava al “break”, trasformando da rombo a “bastone”. Scala andando a prendersi la posizione a “bastone”, andava ad urtare l'ala destra di Pinato. Pinato si eiettava, il paracadute si apriva a pochi metri da terra ed aveva salva la vita.
Per Massimo Scala non c'è stato niente da fare. Addio caro, generoso ragazzo!
Squarcina, suo malgrado, era il nuovo “leader” della P.A.N..
Iniziava subito gli allenamenti con in “Biga” a volte Panario, altre Imparato, e, in previsione di riprendere il programma di 5+1, chiedeva la mano esperta quale consulente a terra dell'amico Ceoletta. Una richiesta legittima. la soluzione più cooerente per soddisfare le norme sulla Sicurezza Volo.
A proposito del nominativo-radio in volo del “team”, in un primo momento Squarcina, dopo aver sentito collegialmente gli “altri”, insisteva per il nominativo di “Freccia” o “Rivo”, ma questa volta i piloti del Cavallino fecero quadrato, e non erano proprio intenzionati a mollare: il nominativo radio - “Pony”, rimaneva,
Era l'ultima spiaggia della nostalgia per il Reparto del cuore.

[...] Il 1° maggio la prima "uscita" ufficiale della PAN sull'aeroporto di Trento - Gardolo, in occasione della manifestazione aerea organizzata dal locale Aero Club".

Il 3 maggio un primo incidente a scapito della vita del "leader" del gruppo, il Cap. Massimo Scala. Il Gen. Remondino sostiene la P. A. N. nel continuare la sua attività. Squarcina passa al ruolo di "leader".

Il 1° luglio, la già "Unità Speciale" poi P. A. N. aveva la sua identità operativa: 313° Gruppo Addestramento Acrobatico.

Il 1961 era "un anno che si chiudeva in positivo, che dava la certezza per il futuro, grazie alla nomina del Gen. Aldo Remondino a Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare (1° settembre n. d. a.) e alla mano amica del Sen. Guglielmo Pelizzo - Sottosegretario di Stato alla Difesa -, un friulano purosangue, che vedeva nella P. A. N. la continuità di quel meraviglioso Reparto che era stato il 1° Stormo C.T. di Campoformido.
A questi due "personaggi", a questi uomini, a questi amici, deve andare la riconoscenza di tutti coloro che credono nel compito assegnato, nel lavoro, nella missione dei piloti e degli specialisti della P. A. N.".
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